F. Restivo su Leoni
15 novembre 2009
" Che cosa è la poesia? Un cielo immoto
E silenzioso tanto che nel transito
Di una stella cadente vi si avviva
Quasi un grido di luce senza età."
Mi sono venuti in mente questi versi di Bacchelli, leggendo l'ultima opera di Stefano Leoni, non saprei esattamente perché, chi conosce perfettamente il percorso dei propri sensi e le connessioni che si creano nella mente, quando leggiamo?
Forse ne ho avvertito la cifra emozionale scabra, ma penetrante, quello sguardo rivolto a sé e proiettato nell'oltre sé, la ricerca di quello che c'è dietro l'immagine delle cose, il suono di domande che non ricevono risposta, non lo so.
Quel che so è che ho apprezzato molto e, ancora una volta, ho potuto notare come diretto, poco manieroso e ricco di contenuti sia il linguaggio degli artisti emiliano-romagnoli. Mancano gli orpelli, le ostentazioni, il bizantineggiare, c'è un fraseggio di una ricca semplicità, la suggestione degli affetti e dei sentimenti, che risultano sponda a cui tenersi nella temperie di frane e frammenti.
Eleganti metafore e taglienti consapevolezze: "alla velocità che cambia, cambia il vero.", scombussolamenti di certezze latitanti da sempre, momenti che pongono di fronte a quel tempo "che scambia il fiato e non rimane...", così avvince la parola di Stefano,col suo ritmo, le sue lievitazioni in quasi inattese dimensioni, l'immagine di corrose realtà e tenerezze palpitanti "io so che non c'è buio questa notte", il suo enigmatico distendersi nelle pieghe di un'anima alla ricerca di un senso sfuggente.
Non a caso, ci sono parecchie immagini dedicate al gatto, l'enigma, la sinuosità, il mistero, il fascino di un essere capace di prendere le distanze da chi è altro da sé, ma caldo, sensuale, compagno senza padroni.
E spazia Stefano e ama e vive passioni, torna bambino, respira la sua campagna, si alza fino " al Costruttore" per colmare assenze, non ti permette di distrarti dal suo percorso e tu lo segui, affascinata, " ché l'anima rimedia l'infinito/ nel punto in cui si spagina il racconto."
Mi piace chiudere con l'immagine delle "piccole luci" del dieci di agosto, che ho citato nei versi iniziali, qualsiasi cosa siano, "si iniettano negli occhi" e"la quieta dolcezza del presente/ si fa ponte di tutta la distanza."
Flora Restivo
Visualizzazioni: 125


