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Emanuele Francesco Maria Emmanuele- "Un lungo cammino"
01 aprile 2008
LietoColle - Collana Aretusa
Premio alla Cultura TOR DI NONA 2009
la meta di ogni percorso
umano - come dimostra anche questa essenziale raccolta - non è altro che
l'avvicinamento progressivo alla parte più profonda di se stessi, quella che
desidera essere scoperta, come la "bella" che aspetta un principe
capace di slegarla dall'assenza, un principe che si chiami Azzurro o Orfeo, la
cui evocazione può condurci nei paraggi della relazione che Emanuele intrattiene
con la poesia.
[...]
Emanuele - a me pare - chiede alla poesia di fungere da teca scrigno
tabernacolo in cui collocare le piccole e grandi verità incontrate, più per
necessità che per caso, lungo un cammino che va dal ficodindia al
colosseo, dalla terra al cuore, dall'infanzia (primo sostantivo della silloge)
alle nuvole (titolo dell'ultimo testo), dal cinquantasei al duemilacinque, dai
paesaggi di fuori a quelli di dentro. I suoi testi possono essere letti come
rendicontazioni essenziali di un itinerario dell'anima; rappresentano - cioè -
il giornale di bordo su cui annotare avvistamenti approdi incontri assopimenti
risvegli agnizioni rimpianti, tutto quello che il lungo viaggio gli ha
mostrato come importante segnaletica esistenziale per annusare la rosa dei
venti, aggiustare la traiettoria, apprendere l'arte dell'attesa, meditare sulla
qualità dei posti conosciuti: "flotta", "mare",
"porti", "venti", "rotte" e perfino il viaggio
rituale in America non potevano mancare nell'apparato immaginario di una penna
il cui primo inchiostro è stato quello blu dell'isola siciliana.
[...]
Ci si può addentrare nel territori del sogno o fare retromarcia verso il reame
della memoria; si può avvistare l'angolo della solitudine o toccare la
terraferma degli affetti; si può arrivare da qualche parte oppure no: resta
comunque una pulsione gnoseologica quella che ha mosso e muove il
viandante-navigante Emanuele, così geneticamente ammalato di viaggio da
dichiarare: «... vorrei ripartire dal nulla di prima/ e tornare a cercare
partendo/ da niente/ ...». Dallo zero e oltre lo zero, il viaggio come ragione
di vita.
Lino Angiuli
La Terra
(1956-1958)
Città
Dell'infanzia le strade più buie recavano
arcani
lo stesso mi accadde più tardi nel tempo
dell'ansia
di giorno passavo la via e colori di intonaci
caldi, di porte, occhiaie vuote di vuoti
destini ristagni di vite concluse
tra slarghi di rara bellezza e colonne
dorate si offrivano.
Rimpiansi quegli attimi negli anni
del dopo:
non vidi le piante, le fonti, le statue
barocche, mosaici ispano moreschi
gli squarci di luce improvvisi
su vecchi portali
ma solo il colore rabbioso
dei muri, la polvere opaca
le strade di Cuba
e fiamme sui banchi di festa
colori, e gente incupita
da antico dolore di chi vive
nel bello e ne muore.
I canti
dell'Aspra
(1957-1959)
Il porto
Il mare tra case in rovina
lambisce con lingua vischiosa
la pietra del porto.
Maestosa la selva di croci
si leva e pare disprezzi
la ruina d'intorno.
Un albero in centro la piazza
raccoglie nel cupo dei rami
rumori serali di giochi.
S'inseguono i venti di terra
e ansiosa di moto la vela
sopporta l'attesa battendo.
Per ore guardavo le onde
pensavo al futuro di là
da quel mare.
Andai e persi il ricordo
l'odore dell'alga
il canto dell'onda.
Rivedo di là altro mare
soffermo lo sguardo sull'onde
e sento la stessa ansia
di sempre e conosce lo stesso
pensiero la mente:
andare, partire.
L'estate di
Pioppo
(1956)
Il bosco
Fronde chiomate
scultura antica
nella radura.
Immobile.
Né venti gelidi, né vampa estiva la toccano,
né il fulmine l'abbatte.
Quercia possente, solitaria, protesa al cielo.
Ai margini, nella foresta, si accalcano gli alberi.
Tremanti al vento
aggrappati l'un l'altro.
Così nella vita
l'uomo grande è solo
e gli altri lo guardano timorosi
bisognosi del gruppo per esistere.
Ricordi
(1963-1967)
Ancora cercare
Mi assale il rimpianto
di vite diverse vissute nel sogno
vorrei ripartire dal nulla di prima
e tornare a cercare partendo
da niente
le ore di chiare
speranze sembravano grandi e ora
sono solo rimpianti.
America
(1968-1970)
Dolore
Non c'è risposta nel soffio
del vento
non può rispondere l'uomo al
dolore del mondo.
Il vento graffia le rocce
rosse del canyon lavato
dal tempo
ma l'anima rimane da
sola, non sente i dolori
del mondo e il grido
cammina di notte e non sente.
La vita del
cuore
(1971-1994)
Ricordo
Nel passo sfrigola la
rena che spuma dell'onda cancella.
La luce fa sera negli occhi
miei stanchi.
E tu sei nel ricordo
del giorno.
C'è oggi
(1994-2005)
Il lupo
Su pietre è scritta la vita
che a noi umani tocca leggere
senza capire.
I venti portano le piogge
d'inverni precoci.
Fremevo nel bosco di ori
e bagliori di foglie
cercando la via tra gli spini
sapevo di aver già vissuto
quei boschi in vite lontane:
da lupo.
Muovendomi accorto tra i rami
sentivo salire sapore di
sangue e antichi ricordi
di lotte e di morte
sapevo di vite selvagge
di corse notturne, di fuochi
ai bivacchi di voci, latrati
e rare canzoni di fremiti interni
e ansimare di fughe.
Sapevo che c'era già stata
una vita feroce e felice
in cui avevo vissuto la
terra mia madre
e il cielo stellato e il
sole mio padre e stelle
sorelle e fiumi e mari
è questo che ora mi manca
e cerco da solo nel cupo del bosco.
Emmanuele
Francesco Maria Emanuele vive
e lavora a Roma.
Professore universitario, avvocato, economista, autore di pubblicazioni
scientifiche in materia di finanza, di diritto; editorialista, saggista,
amministratore di imprese, nazionali ed internazionali, nel campo delle
costruzioni, chimico, meccanico e finanziario. Presidente della Fondazione
Roma, Vice Presidente del Palaexpo e Presidente del Palazzo della Civiltà
Italiana. Da tempo opera nel campo della solidarietà e della cultura, in
particolare, in quest'ultimo ambito, è Sovrintendente Culturale del Museo del
Corso e Presidente Onorario dell'Orchestra Sinfonica di Roma.
Un lungo cammino raccoglie la sua produzione dal 1956 al 2005.

Opere di Francesco
Trombadori
(Siracusa 1886 - Roma 1961)
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