Emanuele Francesco Maria Emmanuele- "Un lungo cammino"
LietoColle - Collana Aretusa
Premio alla Cultura TOR DI NONA 2009
la meta di ogni percorso umano - come dimostra anche questa essenziale raccolta - non è altro che l'avvicinamento progressivo alla parte più profonda di se stessi, quella che desidera essere scoperta, come la "bella" che aspetta un principe capace di slegarla dall'assenza, un principe che si chiami Azzurro o Orfeo, la cui evocazione può condurci nei paraggi della relazione che Emanuele intrattiene con la poesia.
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Emanuele - a me pare - chiede alla poesia di fungere da teca scrigno tabernacolo in cui collocare le piccole e grandi verità incontrate, più per necessità che per caso, lungo un cammino che va dal ficodindia al colosseo, dalla terra al cuore, dall'infanzia (primo sostantivo della silloge) alle nuvole (titolo dell'ultimo testo), dal cinquantasei al duemilacinque, dai paesaggi di fuori a quelli di dentro. I suoi testi possono essere letti come rendicontazioni essenziali di un itinerario dell'anima; rappresentano - cioè - il giornale di bordo su cui annotare avvistamenti approdi incontri assopimenti risvegli agnizioni rimpianti, tutto quello che il lungo viaggio gli ha mostrato come importante segnaletica esistenziale per annusare la rosa dei venti, aggiustare la traiettoria, apprendere l'arte dell'attesa, meditare sulla qualità dei posti conosciuti: "flotta", "mare", "porti", "venti", "rotte" e perfino il viaggio rituale in America non potevano mancare nell'apparato immaginario di una penna il cui primo inchiostro è stato quello blu dell'isola siciliana.
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Ci si può addentrare nel territori del sogno o fare retromarcia verso il reame della memoria; si può avvistare l'angolo della solitudine o toccare la terraferma degli affetti; si può arrivare da qualche parte oppure no: resta comunque una pulsione gnoseologica quella che ha mosso e muove il viandante-navigante Emanuele, così geneticamente ammalato di viaggio da dichiarare: «... vorrei ripartire dal nulla di prima/ e tornare a cercare partendo/ da niente/ ...». Dallo zero e oltre lo zero, il viaggio come ragione di vita.
Lino Angiuli
La Terra
(1956-1958)
Città
Dell'infanzia le strade più buie recavano
arcani
lo stesso mi accadde più tardi nel tempo
dell'ansia
di giorno passavo la via e colori di intonaci
caldi, di porte, occhiaie vuote di vuoti
destini ristagni di vite concluse
tra slarghi di rara bellezza e colonne
dorate si offrivano.
Rimpiansi quegli attimi negli anni
del dopo:
non vidi le piante, le fonti, le statue
barocche, mosaici ispano moreschi
gli squarci di luce improvvisi
su vecchi portali
ma solo il colore rabbioso
dei muri, la polvere opaca
le strade di Cuba
e fiamme sui banchi di festa
colori, e gente incupita
da antico dolore di chi vive
nel bello e ne muore.
I canti dell'Aspra
(1957-1959)
Il porto
Il mare tra case in rovina
lambisce con lingua vischiosa
la pietra del porto.
Maestosa la selva di croci
si leva e pare disprezzi
la ruina d'intorno.
Un albero in centro la piazza
raccoglie nel cupo dei rami
rumori serali di giochi.
S'inseguono i venti di terra
e ansiosa di moto la vela
sopporta l'attesa battendo.
Per ore guardavo le onde
pensavo al futuro di là
da quel mare.
Andai e persi il ricordo
l'odore dell'alga
il canto dell'onda.
Rivedo di là altro mare
soffermo lo sguardo sull'onde
e sento la stessa ansia
di sempre e conosce lo stesso
pensiero la mente:
andare, partire.
L'estate di Pioppo
(1956)
Il bosco
Fronde chiomate
scultura antica
nella radura.
Immobile.
Né venti gelidi, né vampa estiva la toccano,
né il fulmine l'abbatte.
Quercia possente, solitaria, protesa al cielo.
Ai margini, nella foresta, si accalcano gli alberi.
Tremanti al vento
aggrappati l'un l'altro.
Così nella vita
l'uomo grande è solo
e gli altri lo guardano timorosi
bisognosi del gruppo per esistere.

Ricordi
(1963-1967)
Ancora cercare
Mi assale il rimpianto
di vite diverse vissute nel sogno
vorrei ripartire dal nulla di prima
e tornare a cercare partendo
da niente
le ore di chiare
speranze sembravano grandi e ora
sono solo rimpianti.
America
(1968-1970)
Dolore
Non c'è risposta nel soffio
del vento
non può rispondere l'uomo al
dolore del mondo.
Il vento graffia le rocce
rosse del canyon lavato
dal tempo
ma l'anima rimane da
sola, non sente i dolori
del mondo e il grido
cammina di notte e non sente.
La vita del cuore
(1971-1994)
Ricordo
Nel passo sfrigola la
rena che spuma dell'onda cancella.
La luce fa sera negli occhi
miei stanchi.
E tu sei nel ricordo
del giorno.

C'è oggi
(1994-2005)
Il lupo
Su pietre è scritta la vita
che a noi umani tocca leggere
senza capire.
I venti portano le piogge
d'inverni precoci.
Fremevo nel bosco di ori
e bagliori di foglie
cercando la via tra gli spini
sapevo di aver già vissuto
quei boschi in vite lontane:
da lupo.
Muovendomi accorto tra i rami
sentivo salire sapore di
sangue e antichi ricordi
di lotte e di morte
sapevo di vite selvagge
di corse notturne, di fuochi
ai bivacchi di voci, latrati
e rare canzoni di fremiti interni
e ansimare di fughe.
Sapevo che c'era già stata
una vita feroce e felice
in cui avevo vissuto la
terra mia madre
e il cielo stellato e il
sole mio padre e stelle
sorelle e fiumi e mari
è questo che ora mi manca
e cerco da solo nel cupo del bosco.
Emmanuele Francesco Maria Emanuele vive e lavora a Roma.
Professore universitario, avvocato, economista, autore di pubblicazioni scientifiche in materia di finanza, di diritto; editorialista, saggista, amministratore di imprese, nazionali ed internazionali, nel campo delle costruzioni, chimico, meccanico e finanziario. Presidente della Fondazione Roma, Vice Presidente del Palaexpo e Presidente del Palazzo della Civiltà Italiana. Da tempo opera nel campo della solidarietà e della cultura, in particolare, in quest'ultimo ambito, è Sovrintendente Culturale del Museo del Corso e Presidente Onorario dell'Orchestra Sinfonica di Roma.
Un lungo cammino raccoglie la sua produzione dal 1956 al 2005.
Per maggiori informazioni http://www.fondazioneroma.it/it/fondazione/presidente.html

Opere di Francesco Trombadori
(Siracusa 1886 - Roma 1961)


