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Donno Stefano - "Dermica per versi"
02 novembre 2009
LietoColle - Collana solodieci
Una dimensione lirica dove stabili sono solo i punti di partenza, i nervi sono tesi e i sensi all'erta. Il poeta è un io narrante senza talenti che si muove vacuo in una superficie barocca, vuota. È qui che eremita, l'autore disintegra qualsiasi tipo di rapporto e di relazione intima.
Persa la dimensione di lotta sociale e di attacco globale, che ha caratterizzato la produzione precedente del poeta, "Dermica per versi" salta l'ostacolo del mondo reale e dei suoi contatti fallaci. Entra in una dimensione asettica, in cui sopravvivono solo, come punti cardinali, pochi oggetti quotidiani. Sono quelli di un alter ego femminile cercato e voluto a deposito di rassegnazione e sconfitta. La catarsi è verbo di solitudine e desolazione stremata. Lo sguardo asettico racconta la realtà di una condizione umana blindata per una scrittura amara, lacerante, lacerata.
Alessandra Bianco
1.
Non ho trovato una spalla per la mia tristezza
e così perso lo stare tremulo dei miei anni migliori
m'addormento sofferente per sempre
mentre le mie labbra s'acquietano in un prodigo ghigno
di mesti ricordi.
Di me ora non posso dire più nulla.
Prono vago sulla terra e odoro gli ulivi e i vigneti.
Sordo, cieco, muto porgo le mani verso te:
finché in lacrime il vento non ti porterà i miei baci.
3.
L'involucro del mio male
come prurito secco che scortica la pelle
accarezza i tuoi seni e scende sperduta l'ansia
di averti in diverse pose e magari
rovinare tutto con un semplice gesto senza maestria
lasciando perdere la passione e la parola
tradita d'assenza nel tuo sguardo.
Lascia la mia mano ora
lascia scorrere rugginosa la notte nera profonda
lascia che l'ansimare dei corpi sia lieve
e d'oro la lingua che assapora parti di me
al fioccheggiare lento delle farfalle sui prati
dove si insinuano meschine le serpi
tra carcasse e fiori di magnolia
all'odore d'incenso di un passato ferito
saturo d'inchiostro e peccati mortali.
5.
Non toccare nulla ti prego
non sfiorarmi nemmeno ti supplico
quel che è rimasto di noi
è un disordinato museo dei tempi andati
dove ho imparato ad attendere
in religioso silenzio ogni tuo cenno
riordinando per ore le spazzole per capelli
i cosmetici, gli orsacchiotti di peluche, la tua biancheria.
Non toccare nulla ti prego
non costringermi a soffocare il mio cuore
a dimenticare quelle grida
cresciute come gonfiori in petto
mentre persino la primavera
ingorda del nostro sangue
divora financo le ombre più nere
e altro non mi resta che toccare
con la punta delle dita una quiete ottusa
all'albeggiare del tuo sorriso.
Stefano Donno (1975) si è laureato nel 2005 in Filosofia presso l'Università degli Studi di Lecce. Ha diretto dal 2003 al 2005 le due collane AlfaOmega e Trentacinque per la Luca Pensa editore, casa editrice di cui è stato responsabile dell'Ufficio Stampa, ruolo successivamente ricoperto anche per Besa editrice. Dal 2004 collabora con la rivista on-line www.musicaos.it diretta da Luciano Pagano. Sue poesie sono inserite in numerose antologie e suoi articoli sono apparsi su importanti riviste nazionali e internazionali.
Pubblicazioni:
Sturm and Pulp (Lecce, 1998) - poesia;
Edoardo De Candia, considerazioni inattuali (Lecce, 1999);
Se Hank avesse incontrato Anais (Lecce, 1999) - romanzo;
Monologo - + (Copertino, 2001);
Sliding Zone (Lecce, 2002) - racconti;
L'Altro Novecento - giovane letteratura salentina dal 2002 al 2004 (Lecce, 2004) - saggio;
Ieratico Poietico (Nardò, 2008) - prosa e poesia
Dermica per versi (Faloppio, 2009) - poesia.
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