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Di Martino Dante - "Poeta di provincia"
11 maggio 2009
LietoColle - Collana Erato
sezione C - poesia edita
Concorso Violetta di Soragna XVII Ed. 2009
segnalato
Nel verso "scrivo soltanto di questa vita spesa" risiede la chiave di lettura dell'intera raccolta in cui i testi prendono forma dal vissuto, ma non necessariamente dal ricordo perché la forma dialogica usata - specialmente nella sezione seconda - attualizza gli eventi, li rende vivaci ed immediati. L'autore si avvale anche di una gradevole ironia ed autoironia che ci porta a leggere quel "soltanto" del verso succitato non come limitativo, ma come presagio di numerose situazioni che vi invitiamo a scoprire.
POETA DI PROVINCIA
Confesso un'ignoranza provinciale,
ma è quell'ignoranza che mi salva
e libera la mente dal banale.
Davanti al foglio vivo non vergato
i versi mi sovvengono per caso.
Non so se scriverò sonetti, ottave,
non sono un letterato, non distinguo,
scrivo soltanto di questa vita spesa
nell'illusione di aggiungere parole,
dell'incertezza che mi porto dentro
nel misurare sempre per difetto
il peso di valenza degli eventi
L'ispirazione nasce dal consueto:
nei pomeriggi afasici d'estate
quando neppure l'ombra fa pensare
e in mezzo alla campagna guardo assorto,
il bruciare delle stoppie ai campi arsi
in versi d'acre fumo mi traduce.
O nell'autunno, di cui si ha presagio
nei muri freschi d'antichi casolari
ove risuona un'eco d'abbandono
fra masserizie sparse nelle stanze,
le ombre lunghe per i giorni brevi
si fanno rime grevi nel silenzio.
E mi sorprendo nell'anima trasposta
oltre quei vetri sfumati per vapore
a scrivere del grigio che mi opprime
in assonanza e senza interagire
con il destino lento dell'inverno
che scorre fuori, e sembra mai finire
Ma l'io poeta rimane provinciale
con versi sempre fragili, anche sciatti,
e non si eleverà fino a quel cielo
di rime un po' incantate del Gozzano.
Ad ossa dentro l'urne levigate
e fibre sempre tese di Ungaretti.
O nell'arguzia ironica e sublime
che emerge emozionando dal Montale.
Di sature colline d'albe e mari
e di chi torna o parte del Pavese.
Dentro il futuro di metallico furore
nell'auto che rombava in Marinetti
A volte qualche cosa ci accomuna:
il leggere un giornale, l'evidenza della luna,
la fuga da squallori quotidiani,
l'andare alla stazione a dire ‘Parto',
le chiacchiere per far passare l'ore
in compagnia di amici sedicenti,
sentire il vivavoce della gente
che dice tante cose, e dentro il niente.
Il darsi ogni alibi di sorta
nei giorni in cui si vive in dispersione
per cento versi scritti, andati a vuoto,
racchiusi in un tacere d'ammissione.
Ma forse ci accomuna qualcos'altro:
la sorte del dolore nel capire
l'insensatezza di nostra vita appesa,
la sensazione d'avere già vissuto
oltre quel tempo di nostra utilità.
E forse queste cose condivise
mi associano al Pavese ed al Montale
nel sogno, forse d'attimo svanito
di un misero poeta di provincia
È notte. E medito i poeti d'alto rango
sentendo i versi miei troppo banali.
La metrica a volte non è esatta,
lo scritto va corretto per sintassi,
e a volte è solo un alibi, un miraggio,
il riflesso di un pensiero che s'è spento.
È come se ammirando il cielo, a sera,
credessi di vedere astri lontani,
ma da quel cielo punteggiato ad arte
giunge la luce delle stelle morte.
E provo a dare un senso a ciò che scrivo
perdendomi nel mezzo di una strofa,
al centro dell'essenza di parola
che non compresi mai nel suo profondo.
Ma il cuore la rivela, e all'improvviso
si illumina la strofa di giustezza
fra questi endecasillabi vissuti
o ancora da scontare nel domani.
E questa notte morbida, di seta,
è insonnia per chi medita sui versi
che l'alba rende astratti, quasi persi,
e intanto la provincia dorme quieta...
Dalla sezione
LA SCOGLIERA
Dove scogliera è ripida e profonda
e dove il lato del mare trova sponda,
nei flutti a movimento sempre eterno
il tuo profilo, immobile pallore,
si staglia nello sfondo che s'azzurra.
E nel disagio stai, ritta e pensosa
ad una barca all'onda a nord di Brest,
persa alla sferza dell'ira per burrasca
e all'uomo a bordo con le reti tese
che senti più lontano dalla costa
del cuore tuo, per lui unico approdo.
Quando salpava fra grida di gabbiani,
col tuo sorriso e il braccio a lungo teso
stavi in saluto a fargli pesca breve
e che tornasse presto dall'attesa.
Fremevi a volte, il fiato trattenevi
per l'apparire all'orizzonte di onde alte
sotto ad un cielo scuro, all'improvviso
Ma come cambia il tempo cambia l'uomo,
non ti ricordi più quanto l'amavi,
e attendi come il porto attende nave
nel quieto della nebbia, spento mare.
La nostra vita è vivere tra i flutti
e il nostro cuore è zattera sbattuta
dalla corrente che passa sotto l'onda
e ci trascina, affonda, e non si vede.
A volte l'onda ci s'innalza dentro,
sommerge l'illusione di un amore
e lascia un vuoto-sorte d'abbandono
Talvolta noi si vive come Ulisse
e in un sussulto/smania di ritorno
ci si ridesta dal mare che assopisce.
E sovviene in un ricordo che riaffiora
di gente più lontana da abbracciare
smarrita come linea d'orizzonte
in fondo ad una bruma del mattino.
Intanto l'uomo all'onda a nord di Brest
lotta col mare pensando di tornare
al punto cardinale del tuo sguardo.
Per lui sarebbe meglio un mare vivo,
che l'onda sommergesse il desiderio
di scorgerti alla costa come un faro.
Per lui tu sei la rotta, la stella del mattino
riflessa nelle acque dell'aurora
e non la spenta luce di un inganno.
E sotto costa, la gòmena d'attracco,
tende al naufragio, degli occhi tuoi già chiusi
Dalla sezione
INFRASTRUTTURE
INFRA 3
Non amo il freddo, quello indefinito.
- Vuoi che accenda il riscaldamento? -
Non ce la faccio a dirle che non mi basta.
Penso / Prestami le mani intente, snelle,
alla camicia da stirare. / Uno sbuffo di vapore
dal Tefal è no da interpretare. Le tue mani
fanno altro (freddo gelido) nel freddo
che mi riduce dentro
- Non importa, stira pure... -
Immagino un'estate anche apparente
dietro i monti incastonati alla finestra.
O forse nel letto della tua vicina
che mi guarda dietro agli occhi, schivi,
e a volte sembra
INFRA 5
- Questa è l'ultima. -
Lo dico perché mi fuma troppo nei polmoni.
- Dovresti passare al toscano
e goderlo solo in bocca, per salute. -
Mi dice il tabaccaio pseudo-amico.
Ma io, se non sto male non sto bene.
Lo sai che mi ci vuole un palliativo, sempre.
Anche il dolore è un palliativo.
Non ho capito perché, so che mi serve. Per tutto.
La sigaretta a volte, si fa spazio con calma
fra due caffè di dieci
INFRA 7
Il timer è uno scorrere muto, toglie
la manualità di girare, regolare,
masturbare quasi, le chiavette dietro la sveglia.
È frustrante pensare alla diversità dei tempi
fra lo scandito e il muto. Sono d'accordo con te,
si può sfasare manualmente anche il timer
che continua esatto quasi per provocazione.
Mi hai lanciato questa sveglia
dalla soffitta dove stai frugando
indistintamente, fra il vecchiume da scartare.
Questa sveglia ha un fascino perfetto
dentro l'imperfetto del doverla caricare
nel non usuale pensare con le mani. Brontoli
smoccolando per la polvere che s'alza
e dalla sua densità le parole giungono distorte
ma ne capisco il senso. Ti affacci quasi
dentro ad un alone, con scritto in faccia
- Vieni a darmi una mano, si o no?! -
No, va bene così, questo così imperfetto
Dante Di Martino è nato il 7 gennaio 1952 a Fidenza, dove risiede.
Già dall'adolescenza prende corpo in lui la vocazione di esprimersi attraverso un percorso artistico.
Lasciati gli studi di ragioneria, ha conseguito i diplomi SIAE di compositore e paroliere.
Negli anni ‘80 ha iniziato a scrivere poesie e nei primi anni ‘90 si è occupato della stesura di testi per programmi televisivi Mediaset. Autore di una commedia teatrale ha lavorato anche in campo pubblicitario come sceneggiatore di spot televisivi.
Attualmente si occupa di programmazione informatica.
Poeta di provincia è il suo secondo libro di poesie e fa seguito a Eterea, pubblicato nel 2007.
Immagini: adattamenti di opere di Fernando Botero
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