LietoColle - edizioni poesia

Insieme per diffondere poesia

LietoColle - Via Principale 9 - 22020 Faloppio (Co) - Tel/Fax 031 986292 - info@lietocolle.com - Michelangelo Camelliti editore: Tel. 329 4059451

Di Martino Dante - "Poeta di provincia"

11 maggio 2009

LietoColle - Collana Erato

sezione C - poesia edita
Concorso Violetta di Soragna XVII Ed. 2009
segnalato

 

 

Nel verso "scrivo soltanto di questa vita spesa" risiede la chiave di lettura dell'intera raccolta in cui i testi prendono forma dal vissuto, ma non necessariamente dal ricordo perché la forma dialogica usata - specialmente nella sezione seconda - attualizza gli eventi, li rende vivaci ed immediati. L'autore si avvale anche di una gradevole ironia ed autoironia che ci porta a leggere quel "soltanto" del verso succitato non come limitativo, ma come presagio di numerose situazioni che vi invitiamo a scoprire.

 

 

 

POETA DI PROVINCIA

 

Confesso un'ignoranza provinciale,

ma è quell'ignoranza che mi salva

e libera la mente dal banale.

Davanti al foglio vivo non vergato

i versi mi sovvengono per caso.

Non so se scriverò sonetti, ottave,

non sono un letterato, non distinguo,

scrivo soltanto di questa vita spesa

nell'illusione di aggiungere parole,

dell'incertezza che mi porto dentro

nel misurare sempre per difetto

il peso di valenza degli eventi

 

L'ispirazione nasce dal consueto:

nei pomeriggi afasici d'estate

quando neppure l'ombra fa pensare

e in mezzo alla campagna guardo assorto,

il bruciare delle stoppie ai campi arsi

in versi d'acre fumo mi traduce.

O nell'autunno, di cui si ha presagio

nei muri freschi d'antichi casolari

ove risuona un'eco d'abbandono

fra masserizie sparse nelle stanze,

le ombre lunghe per i giorni brevi

si fanno rime grevi nel silenzio.

E mi sorprendo nell'anima trasposta

oltre quei vetri sfumati per vapore

a scrivere del grigio che mi opprime

in assonanza e senza interagire

con il destino lento dell'inverno

che scorre fuori, e sembra mai finire

 

Ma l'io poeta rimane provinciale

con versi sempre fragili, anche sciatti,

e non si eleverà fino a quel cielo

di rime un po' incantate del Gozzano.

Ad ossa dentro l'urne levigate

e fibre sempre tese di Ungaretti.

O nell'arguzia ironica e sublime

che emerge emozionando dal Montale.

Di sature colline d'albe e mari

e di chi torna o parte del Pavese.

Dentro il futuro di metallico furore

nell'auto che rombava in Marinetti

 

A volte qualche cosa ci accomuna:

il leggere un giornale, l'evidenza della luna,

la fuga da squallori quotidiani,

l'andare alla stazione a dire ‘Parto',

le chiacchiere per far passare l'ore

in compagnia di amici sedicenti,

sentire il vivavoce della gente

che dice tante cose, e dentro il niente.

Il darsi ogni alibi di sorta

nei giorni in cui si vive in dispersione

per cento versi scritti, andati a vuoto,

racchiusi in un tacere d'ammissione.

 

Ma forse ci accomuna qualcos'altro:

la sorte del dolore nel capire

l'insensatezza di nostra vita appesa,

la sensazione d'avere già vissuto

oltre quel tempo di nostra utilità.

E forse queste cose condivise

mi associano al Pavese ed al Montale

nel sogno, forse d'attimo svanito

di un misero poeta di provincia

 

È notte. E medito i poeti d'alto rango

sentendo i versi miei troppo banali.

La metrica a volte non è esatta,

lo scritto va corretto per sintassi,

e a volte è solo un alibi, un miraggio,

il riflesso di un pensiero che s'è spento.

È come se ammirando il cielo, a sera,

credessi di vedere astri lontani,

ma da quel cielo punteggiato ad arte

giunge la luce delle stelle morte.

E provo a dare un senso a ciò che scrivo

perdendomi nel mezzo di una strofa,

al centro dell'essenza di parola

che non compresi mai nel suo profondo.

Ma il cuore la rivela, e all'improvviso

si illumina la strofa di giustezza

fra questi endecasillabi vissuti

o ancora da scontare nel domani.

E questa notte morbida, di seta,

è insonnia per chi medita sui versi

che l'alba rende astratti, quasi persi,

e intanto la provincia dorme quieta...

 

 

 

 

Dalla sezione

TALVOLTA IL VENTO

 

LA SCOGLIERA

 

Dove scogliera è ripida e profonda

e dove il lato del mare trova sponda,

nei flutti a movimento sempre eterno

il tuo profilo, immobile pallore,

si staglia nello sfondo che s'azzurra.

E nel disagio stai, ritta e pensosa

ad una barca all'onda a nord di Brest,

persa alla sferza dell'ira per burrasca

e all'uomo a bordo con le reti tese

che senti più lontano dalla costa

del cuore tuo, per lui unico approdo.

Quando salpava fra grida di gabbiani,

col tuo sorriso e il braccio a lungo teso

stavi in saluto a fargli pesca breve

e che tornasse presto dall'attesa.

Fremevi a volte, il fiato trattenevi

per l'apparire all'orizzonte di onde alte

sotto ad un cielo scuro, all'improvviso

 

Ma come cambia il tempo cambia l'uomo,

non ti ricordi più quanto l'amavi,

e attendi come il porto attende nave

nel quieto della nebbia, spento mare.

La nostra vita è vivere tra i flutti

e il nostro cuore è zattera sbattuta

dalla corrente che passa sotto l'onda

e ci trascina, affonda, e non si vede.

A volte l'onda ci s'innalza dentro,

sommerge l'illusione di un amore

e lascia un vuoto-sorte d'abbandono

Talvolta noi si vive come Ulisse

e in un sussulto/smania di ritorno

ci si ridesta dal mare che assopisce.

E sovviene in un ricordo che riaffiora

di gente più lontana da abbracciare

smarrita come linea d'orizzonte

in fondo ad una bruma del mattino.

Intanto l'uomo all'onda a nord di Brest

lotta col mare pensando di tornare

al punto cardinale del tuo sguardo.

Per lui sarebbe meglio un mare vivo,

che l'onda sommergesse il desiderio

di scorgerti alla costa come un faro.

Per lui tu sei la rotta, la stella del mattino

riflessa nelle acque dell'aurora

e non la spenta luce di un inganno.

E sotto costa, la gòmena d'attracco,

tende al naufragio, degli occhi tuoi già chiusi

 

 

 

Dalla sezione

INFRASTRUTTURE

 

INFRA 3

 

Non amo il freddo, quello indefinito.

     - Vuoi che accenda il riscaldamento? -

Non ce la faccio a dirle che non mi basta.

Penso / Prestami le mani intente, snelle,

alla camicia da stirare. / Uno sbuffo di vapore

dal Tefal è no da interpretare. Le tue mani

fanno altro (freddo gelido) nel freddo

che mi riduce dentro

- Non importa, stira pure... -

Immagino un'estate anche apparente

dietro i monti incastonati alla finestra.

O forse nel letto della tua vicina

che mi guarda dietro agli occhi, schivi,

e a volte sembra

 

 

INFRA 5

 

- Questa è l'ultima. -

Lo dico perché mi fuma troppo nei polmoni.

     - Dovresti passare al toscano

       e goderlo solo in bocca, per salute. -

Mi dice il tabaccaio pseudo-amico.

Ma io, se non sto male non sto bene.

Lo sai che mi ci vuole un palliativo, sempre.

Anche il dolore è un palliativo.

Non ho capito perché, so che mi serve. Per tutto.

 

La sigaretta a volte, si fa spazio con calma

fra due caffè di dieci

 

 

INFRA 7

 

Il timer è uno scorrere muto, toglie

la manualità di girare, regolare,

masturbare quasi, le chiavette dietro la sveglia.

È frustrante pensare alla diversità dei tempi

fra lo scandito e il muto. Sono d'accordo con te,

si può sfasare manualmente anche il timer

che continua esatto quasi per provocazione.

Mi hai lanciato questa sveglia

dalla soffitta dove stai frugando

indistintamente, fra il vecchiume da scartare.

Questa sveglia ha un fascino perfetto

dentro l'imperfetto del doverla caricare

nel non usuale pensare con le mani. Brontoli

smoccolando per la polvere che s'alza

e dalla sua densità le parole giungono distorte

ma ne capisco il senso. Ti affacci quasi

dentro ad un alone, con scritto in faccia

- Vieni a darmi una mano, si o no?! -

No, va bene così, questo così imperfetto

 

 


Dante Di Martino è nato il 7 gennaio 1952 a Fidenza, dove risiede.

Già dall'adolescenza prende corpo in lui la vocazione di esprimersi attra­verso un percorso artistico.

Lasciati gli studi di ragioneria, ha conseguito i diplomi SIAE di compo­sitore e paroliere.

Negli anni ‘80 ha iniziato a scrivere poesie e nei primi anni ‘90 si è oc­cupato della stesura di testi per programmi televisivi Mediaset. Autore di una commedia teatrale ha lavorato anche in campo pubblicitario come sceneggiatore di spot televisivi.

Attualmente si occupa di programmazione informatica.

Poeta di provincia è il suo secondo libro di poesie e fa seguito a Eterea, pubblicato nel 2007.

 

 

Immagini: adattamenti di opere di Fernando Botero

 

 

Visualizzazioni: 418

Dal nostro catalogo

Di Martino Dante - "Poeta di provincia"

ISBN: 978-88-7848-497-9

Anno: 2009

Prezzo: € 13,00 [ Acquista ora ]

Si parla di questo libro:

LietoColle di Michelangelo Camelliti - Via Principale, 9 - Faloppio (CO) - C.P. 72 - 22020 Parè - P.IVA 01545080135 - C.F. CMLMHL61A08E025N

Powered by Akebia - Content Management System Smart Control