D. Settevendemie su "Verso Buda"

29 giugno 2008

 

caro fabiano,

credo sia passato il giusto tempo per dirti qualcosa. L’attesa non è stata peraltro solo voluta ma dettata anche dalle necessità che spesso si frappongono rispetto a quanto ci sta veramente a cuore. Ed infine c’è anche il motivo, irridente e sinceramente bello, di come la tua poesia in un primo momento si lasci prendere docilmente dal lettore ma trovi poi orgogliosamente la forza di ribellarsi al suo possibile carnefice. Così è stato un compito arduo il riuscire a catturare la sua fiducia. spero di esserci riuscito.   

Parrebbe logico considerare Verso Buda in virtù della apparente chiarezza di quella indicazione, come un andare incontro in direzione di un punto di arrivo che una cartina geografica impallina di rosso od una foto ci segnala all’orizzonte. Forse è così che intendi il movimento a pendolo del pensiero reclamato in alcuni esempi della tua poesia: un movimento ondulatorio pieno, che ad ogni evoluzione ci spinge sempre un po’ più lontano dal suo baricentro senza mutarne l’asse o l’inclinazione iniziale di spinta. è il mistero che nasce nella prospettiva commovente di una ipotesi di speranza realizzata senza compassione, non ritorta su se stessa, che squaderna le regole della ragione e gli ossimori invisibili della matematica e della logica. è il mistero di una curiosità feconda che non ha bisogno di teoremi giustificativi per rigenerarsi, per darsi poi a nuova indagine; invece figurata da nuvole in forma di scatole cinesi o da tracce di presenze umane non identificate da un numero civico attaccato al collo, capaci di ritrovarsi insieme al lato di una grande pianura senza apparente ragione. forse è così che intendi l’incedere verso la comprensione: un andare incontro alle cose alle persone ai luoghi, senza per questo doversi prima dotare di una protezione efficace di difesa. è già molto. ma io vorrei provare ad aggiungere qualcosa d’altro, in aderenza forse, a quanto tu già affermi nelle righe di missiva allegatemi al libro. Ebbene io penso che le poesie di verso buda propongano un attacco frontale al concetto di proibizione insito in un comune – oggi molto in voga - intendere rassicurante della parola poetica, per il superamento di un preconcetto divieto di oltrepassamento dei suoi limiti. anziché essere costretto dalle tue poesie a procedere orizzontalmente, a più riprese mi sono ritrovato felicemente sospinto in molteplici stadi successivi di senso l’uno conseguente all’altro, secondo una scala trascendente in cui la parola non viene a considerarsi mai che come insieme composto di altre parole ma la cui indipendenza originaria viene comunque salvaguardata. secondo un gioco di rimandi piuttosto che di proiezioni, di intercetti del senso decifrabili nelle pieghe del tumulto piuttosto che nelle spossatezze del cammino. simuli il viaggio ed invece prometti od auspichi il loop e la caduta senza spazio.
è stato bello leggerti .

a presto. domenico.-
(dic 2005)
 

Domenico Settevendemie
poeta, critico e operatore culturale, ha pubblicato con Manni Editore Grazie (1999) e Con le mani (2003)

 

Dal nostro catalogo

Alborghetti Fabiano - "Verso Buda"

ISBN: 978-88-7848-040-7

Anno: 2004

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