D. Raimondi su Madeccia
La raccolta di Bianca Madeccia si snoda lungo il filo conduttore di due
elementi che sono, allo stesso tempo, complementari e contrapposti: l'acqua,
simbolo di fecondità, movimento e vita, e la pietra, simbolo di sterile
immobilità e morte. Due elementi, dunque, che convivono in un processo di
continua trasformazione, in una costante lotta fra sopraffazione e resa:
"Padrone di tutto ciò che hai vinto/ hai schiacciato costretto l'acqua alla
quiete" - leggiamo. È una tensione, questa, che allarga i suoi
significati fino a diventare metafora di vita, di un percorso esistenziale in
cui riconosciamo tratti familiari, dolori, dubbi e domande che sentiamo
nostri. Un percorso esistenziale che diventa universale, come universali
sono i due elementi dell'acqua e della pietra.
".... Canoe
tra le rapide
esposti al pericolo
percorriamo veloci il fiume
cercando una via d'uscita."
Conoscenza e salvezza personale sono visti nell'ambito di un disegno cosmico,
un percorso spirituale che a tratti assume i toni atavici di un rituale sacro:
"L'esplosione
ha lasciato
l'aria
limpida e vuota
un angelo ora mi insegna
il travaso dell'acqua nella giara
mentre l'orologio celestiale
batte vita e stagioni.
Una sacralità, questa, che attinge le sue radici in elementi dell'inconscio e
mostra tracce di filosofie orientali. Se il libro da un lato ci offre una
visione profondamente terrena dell'esistenza in cui "non ci sarà punizione, né
premio", dall'altro parla di un'esistenza immersa nella spiritualità. La
vita è qui, adesso, "con la sabbia tra i denti,/ la goccia batte e scava." - ci
dice l'autrice. Ma la sacralità è comunque presente. E' intorno a
noi, dentro di noi, espressa in quella ricerca incessante di risposte,
nell'ostinata lotta per una ritrovata armonia. È qui, su questa terra,
che si compie il viaggio. Un viaggio in cui l'uomo è protagonista, dove
spesso cade sui ginocchi ma, allo stesso tempo, è capace di alzarsi al di sopra
del proprio dolore, fin sopra la propria materia:
"la testa
come nuvola,
non una persona
con le braccia e gambe,
ma solo quintessenza."
Elementi terreni ed elementi spirituali si fondono dando origine ad una poesia
di grande purezza linguistica, ad immagini immerse in un'atmosfera spesso
silenziosa e rarefatta dove convivono simboli e rimandi a un passato ancestrale
che ricordiamo solo a livello inconscio. Quello di Bianca è "un canto
remoto [che] scaturisce bianco/ dai margini del tempo".
Un universo elementare che l'autrice fa ri-nascere attraverso un linguaggio carico di echi lontanissimi. Aquila e cigno, goccia e polvere, luce e ombra, fuoco e oscurità. Un dualismo costante che accompagna questo percorso dove l'uomo resta comunque al centro degli elementi. Un uomo che scalcia, urla, si dispera e poi si arrende e, come l'acqua sulla pietra, apprende la sua resa, l'immobilità, l'ammissione del dolore.
Un universo elementare che l'autrice fa ri-nascere attraverso un linguaggio carico di echi lontanissimi. Aquila e cigno, goccia e polvere, luce e ombra, fuoco e oscurità. Un dualismo costante che accompagna questo percorso dove l'uomo resta comunque al centro degli elementi. Un uomo che scalcia, urla, si dispera e poi si arrende e, come l'acqua sulla pietra, apprende la sua resa, l'immobilità, l'ammissione del dolore.
"qui ci si ribella o accetta / qui si muore o si ricomincia / qui ci si
rassegna e trema."
Ma è proprio in questo tremore, in questa lotta continua, che resta la sua
forza. Non c'è roccia intaccabile; non esiste pietra che possa rimanere
immutata da questa piccola goccia vitale. L'acqua, ci dice l'autrice, è
la dannazione della pietra. L'acqua, costantemente mobile e in continua
trasformazione, batte sulla pietra, elemento eterno, freddo e
impenetrabile. L'acqua e la pietra, metafore di questi eterni conflitti,
si rivelano solo in apparenza come elementi opposti e irriconciliabili.
In realtà vivono una accanto all'altra, come la felicità e il dolore, la
volontà di proseguire e la rinuncia, la fine e la rinascita, la vita e la
morte. Una accanto all'altra, penetrandosi e trasformandosi entrambe in
stretta simbiosi. L'una a perforare l'altra fino a costringerla al suo
gioco, fino a plasmarla, a renderla polvere, a farla sua. Una poesia, quella
di Bianca Madeccia, dal linguaggio estremamente levigato, dal verso puro ed
essenziale che penetra cristallino nel lettore con immagini nitidissime,
cariche di richiami a un mondo atavico eppure ancora nostro, eppure sempre
attuale.
Daniela
Raimondi
Dal nostro catalogo
Si parla di questo libro:
- Madeccia Bianca - "L’acqua e la pietra"
- S. Ruggeri su Madeccia
- Nettuno 23/6: presentazione Bianca Madeccia
- U. Magnanti su Madeccia
- M. Giobbe su Madeccia
- Roma 18/6: presentazione "L'acqua e la pietra"
- F. Vivona su Madeccia
- F. Della Porta su Madeccia
- Latina 6/10/07: presentazione Madeccia
- R. Caputo su Madeccia
- R. Materazzi disegna su "L'acqua e la pietra"
- A. Ferramosca su Madeccia
- Video: Immagini l'acqua e la pietra
- "L'acqua e la pietra" su Erodiade
- Lecce 30/3/08 presentazione de "L'acqua e la pietra"
- Napoli 22/4/08 presentazione de "L'acqua e la pietra"
- L. Pagano su Madeccia
- L. D'Ambrosio su Madeccia
- G. Cerrai su Madeccia
- Bianca Madeccia a Radio Alma
- G. Barberi Squarotti su Madeccia
- V. Surliuga su Madeccia
- R. Piazza su Madeccia
- G.P. Grattarola su Madeccia
- Bianca Madeccia su POESIA (M.G. Calandrone)
- S. Guglielmin su Madeccia
- S. Zanone su Madeccia
