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D'Avec Sommeils Jean-Charles - OBLÒ
11 maggio 2009
LietoColle - Collana Il Graal
UN GRAFFIANTE TAMBUREGGIARE DI ALLITTERAZIONI
Cosa si vede (o si crede di vedere) dentro l'Oblò di Jean-Charles d'Avec Sommeils, nome altisonante che incute all'istante sulla cute del lettore un certo timore, ma anche il sospetto che sotto sotto, al di là del nome, si celi l'identità di un altro poeta, inconsueta voce, preso dal diletto prezioso del dialetto (milanese), oltre alla figura di uno studioso di architettura?
Il fatto è che prim'ancora di vedere (e di prendere per buoni, e non per cloni, i pensieri che, anche in fieri, si rincorrono sul ring della pagina), si sente qualcosa dentro l'Oblò, a iosa, qualcosa che ricorda la scocca di una filastrocca generosa. Nei versi dell'Oblò si ascolta divertiti molta buona musica, i pruriti delle parole, prole di una famiglia di giochi acustici che s'accendono come fuochi d'artifici in una festa che fa perdere la testa.
Un suono melodioso risuona, quasi corda unisona, nel poetico sfottò dell'Oblò.
Dalla postfazione di Paolo Albani
Oblò mi rallegra, come solo sapeva fare Toti Scialoia, l'autore de L' ippopota disse mo...
Scioglilingua spesso, pervasi a volte da nonsense e dall'ossatura parodica (pari all'efficacia di certi fulminanti aforismi alla Flaiano). Il ritmo non cala mai e anche la rima è godibilissima. Può sembrare allotrio, ma mi pare che nel panorama delle lettere sia qualcosa che manca (perché latitano gli autori che ne sono capaci, riuscendo persino a continuare la tradizione dei Porta e dei Gadda).
Renzo Favaron
IDROLITINA
Idrolitina
Ma che fricassea di freak
ma che sformato d'interiora
passiflora in salsa di Ermione.
Niente muse musone
upupe impagliate
distillato in barrique
mitopoietico.
Meglio una bustina
il solletico al palato
col pizzicore
che fa l'Idrolitina.
Pedalò
Amante degli ossimori
inseguiva qualcosa
che appena nato
fosse già passato remoto.
Inventò il pedalò.
Il surfista
Riemerge fiero
e non lo nasconde.
Ne ha ben d'onde.
Il barman autodidatta
Mi sono fatto da solo.
Sono un
seltz-made-man.
Telefonino a teatro
Un frullo nel trullo?
Un grillo un po' brillo?
Un trillo fanciullo?
Solo il grullo trastullo
di un bullo citrullo.
Grandi fiumi
I continenti
incontinenti.
RUINE
Erba
Nel cosiddetto campus
tagliano l'erba
camionate all'istante
che nessuno mangerà.
Pensiero ruminante:
farmi vacca
fra le tante?
L'eterno femminino
Silvia, rammendi ancora [...] ?
Ruine
Ruine e Ruini
non sempre i secondi
vedono le prime.
La poetessa dark
Latra all'etra
l'atra cetra.
La poetessa invasata
Indecisa se si dica
orfica o orfìca.
STUFATI
Gli stufati mai stufi
Il babbo nababbo
il censo incensato
la pompa spompata
i bamba in bambagia
le pernici perniciose
gli astici fantastici
la starna starnazzante
le orate strigliate
le triglie spudorate
le bocche sboccate
le tate irritate
i vip inviperiti
i capponi incaponiti
i tordi storditi
le carpe carpite
i granchi sgranchiti
gli sgombri sgombrati
i polpi spolpati
la tinca stincata
gli agoni agonizzanti
il cefalo acefalo
la iena ripiena
gli involtini rivoltanti
le rape rapite
i gusci sguscianti
le noci nocive
i sottaceti sottaciuti
gli scampi scampati
i ghiotti inghiottiti
quei pasciuti di pascià
divoratori di marne
e voi cocciuti:
«Sapere che farne...».
[...]
UBI
Calvi
Tra calvinisti calvi
firmati Kalvin Klein
sorseggiare Calvados
a Calvi
parlando di calvaires.
D'Este
Destate d'estate
le ragazze d'Este
son veramente deste?
Liquirizia
Da Spezia a Pomezia
sognavo la Clizia
da Pomezia a Gorizia
pensavo alla tizia
da Gorizia a La Spezia
cacciavo tristizia.
A Spezia
Gorizia
Pomezia
mostravo alla Pizia
la bocca nera
di liquirizia.
Conformisti
Sgozzarsi a Saragozza
ibernarsi a Berna
ascoltare «Amapola» a Pola
fare luce a Lucerna
cin-cin a Brindisi
chiedere una spremuta a Orange
una macedonia a Skopje
mostrarsi imperiosi a Imperia
modici a Modica
macerati a Macerata
valenti a Valenza Po.
Far zerbo fra zerbinotti
per chi fa da zerbino
a Zerbinetta a Zerbolò.
Ubi
La signora Liolà
sposò il signor Quioquà.
Il figlio scrisse un trattato
sulla indifferenza localizzativa.
Jean Charles d'Avec Sommeils, in arte d'Avec
Concepito in Valdibrana, è nato in Brianza mentre nevicava, uno choc che lo ha segnato per sempre. Rapito all'età di dieci anni da una compagnia di guitti, non si è più ritrovato. Si dice che il suo cuore sia finito fra i polimeri di una poetessa.
Per i tipi de La Vita Felice nel 2000 ha pubblicato Il corruttore di bozze, con disegni di Alberto Rebori e introduzione di Michele Cortelazzo. Per diversi anni ha tenuto sull'«Unità» la rubrica i Rebusi di d'Avec. Sue bischerate sono uscite sulle riviste «Resine» e «Confini». Sul sito www.eddyburg.it tiene un Taccuino.
Di d'Avec hanno scritto Cesare Segre, Giuseppe Traina, Annamaria Manna e Paolo Albani.
Disegni di Charles Dreams.
In copertina: L'eroe e la sua bestia (1968);
pag. 35: Tre architetti (1980);
pag. 53: Vita da spiaggia (1977).
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