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Corti Rosa Maria: Il mio Lario

LietoColle - Collana Erato

 

Premio MASSA, CITTÀ FIABESCA DI MARE E DI MARMO

5 ed. 2011

 

segnalazione di merito

 

 

Le ventiquattro poesie di questa silloge Il mio Lario ribadiscono l’ag­gettivo possessivo “mio”, presentandosi come variazioni sul tema del titolo. […] è proprio il legame con il passato a nutrire la celebrazione odierna del lago («il dove/che mi è stato desti­nato»). La mitologia classica, in particolare, anima la visione idilliaca della raccolta, una visione in un certo senso polemica perché rifiuta, tace, elude quegli aspetti moderni del paesaggi lacustre (automobili, ecomostri, asfalto e cemento, solo i battelli sopravvivono quale poeti­ca e innocente reliquia della modernità) […]

Il Lario diventa patria interiore, Heimat, destino, vocazione, ispirazione. Spazio metafisico…

 

dalla prefazione di Luigi Picchi

 

 

 

È IL LAGO

 

Specchio incorniciato

da monti boscosi,

quieto o corrusco,

grondante azzurro,

di seta cangiante

a ogni soffio di vento,

da un aprico terrazzo

a lungo sogguardato:

è il lago il dove

che mi è stato destinato.

 

 

 

IN LAUDE LARII LACI

 

Aspiro le fragranze estive

mentre cammino sul pianoro

dove fioriva un tempo l’asparago

e splendevano rossi grappoli a mazzi.

Dalla torre, oggi baluardo ai venti,

spazia lo sguardo sulla riviera:

se la “Tragoedia” non conosce l’inverno

alla “Comoedia” è sempre primavera.

Cantato in musicali distici, in rima

baciata, alternata o incrociata,

il Lario resta ancora il più lodato

dall’inclito poeta al bardo sconosciuto.

 

 

 

2 NOVEMBRE

 

Battelli fantasma risalgono il lago

svapora la nebbia in quest’alba d’autunno.

Stride il cancello del cimitero

non parlar forte, è il giorno dei morti.

 

 

 

SERA D’APRILE

 

Presto l’agape rumorosa

ci accoglierà festosamente

e il vino scorrerà leggero

fra risate sonore e motti

che vogliono essere arguti.

Ma ora l’occhio s’inebria

del verde novello che sfuma

in azzurro là dove il lago

lambisce la sponda,

là dove s’innalza il monte.

Ora, nel silenzio, inattesi

alitano petali bianchi

e discendono lievi

sul mio cuore grato

al ciliegio in fiore.

 

 


 

 

Rosa Maria Corti è nata ad Oggiono (LC) e vive sul lago di Como dove si interessa della storia e delle tradizioni del territorio lariano collabo­rando con la rivista «Como & dintorni» e “La Voce dell’Appacuvi”.

Scrittrice eclettica, inserita nell’“Enciclopedia degli Autori Italiani”, ha ottenuto numerosi riconoscimenti a concorsi letterari e molte sue opere sono presenti in antologie. Fra i più recenti risultati: 1° classifica­ta al concorso La Montagna Valle Spluga 2009, 1° classificata al Premio Antonio Fogazzaro 2010.

Pubblicazioni:

Storie della Valle Intelvi. Artisti, eroi, maghi e vicende popolane dal Medioevo ai giorni nostri (Edlin, 1999):

Pagür (Bellavite, 2004);

Tra sbuffi di vapore e sferraglianti trenini (Bellavite, 2005);

Tra lago e valle (Montedit, 2005);

La canzone del tempo (Montedit, 2006);

Mistero all’abbazia. Dal diario di una conversa del XIII secolo (Montedit, 2006);

Poesie (Montedit, 2007);

La Colombera. O del segreto di Templari e Magistri sul Lago di Como (Montedit, 2007);

Né angeli né demoni. Intrighi, tradimenti e amori dalla Rhaetia al Lario nell’affascinante Medioevo (Montedit, 2008);

I sentieri del cuore (Montedit, 2008);

Bleu mauve (Montedit, 2009);

Natal degli eroi. Da cielo a cielo col pilota di D’Annunzio (Montedit, 2010);

Da Chiavenna allo Spluga. Prose e poesie per una valle alpina (Montedit, 2010).

 

 

 

Immagini: fotografie di Rosa Maria Corti

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