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Confessioni proustiane all'asta a Parigi (C. Benecchi)

19 novembre 2007


 

 

 

Un quadernetto rosso dal titolo "Confessions. An Album to record Thoughts, Feelings, & C."è stato battuto all'asta il 27 maggio scorso presso la casa Drouot a Parigi. Ritrovato per caso e pubblicato nel 1924 da Andrè Berge, questo "Autour d'une trouvaille" si colloca a ritroso quale attestazione del periodo adolescenziale di Marcel Proust. Pagine sintetiche dal sapore colloquiale d'intervista si rilevano per voce di Antoinette Faure madre dello stesso Berge con il futuro autore della Recherche, suo coetaneo ed amico. Il contenuto evoca una certa tipologia di pensiero presente già negli anni giovanili del letterato e delle frequentazioni di gruppo presso cui era d'usanza, come gioco di profilo borghese, l'intercomunicare per quesiti su basi di confronto relazionale e personale.
Confessions offre in questo breve excursus di questionario/autoritratto quasi un larvato dispiegarsi dell'intimo, del raccolto, del privato proustiano da cui traspare una latente personalità caratteriale. Dall'Album inglese della Faure si colgono tratti preziosi del profondo sentimento poetico che permeò l'intera vita del romanziere. Spunti iniziatici precorrenti già la ricerca di un puro idealismo estetico, l'educazione intellettuale e letteraria ai valori ideologici derivanti dalla sua radice aristocratica, ricercati lontano da una società borghese di cui inizialmente fu assiduo frequentatore e alla quale in seguito, egli contrappose una radicale conversione eludendo il culto snobistico di quella raffinata mondanità per un impegno sempre più intenso e totalizzante nella sua opera di scrittore.
In Confessions l'intervista della Faure con Proust sarebbe da rapportarsi secondo André Berge all'arco degli anni tra il 1884/1887 ...
 ...
La tua virtù preferita.- Tutte quelle che non sono particolari ad una setta, le universali.
Le qualità che ami in un uomo.- L'intelligenza ed il senso morale.
Le qualità che ami in una donna.-  La dolcezza, la naturalezza, l'intelligenza.
La tua occupazione preferita.- La lettura, la fantasticheria, la poesia, la storia, il teatro.
La tua principale caratteristica.-
La tua idea di felicità.- Vivere vicino a tutto ciò che io amo nell'incanto della natura, con una quantità di libri e spartiti e non lontano un teatro francese.
La tua idea della miseria.- L'essere separato dalla mamma.
Il tuo colore e fiore preferiti. -Li amo tutti, e per i fiori, non lo so.
Se non fossi te stesso, chi vorresti essere?- Non essendomi mai posto la domanda, preferisco non rispondere. Ciononostante mi sarebbe piaciuto essere Plinio il giovane.
Dove ameresti vivere?- Nel paese dell'Ideale, o piuttosto del mio ideale.
I tuoi autori di prosa preferiti.- George Sand, Aug. Thierry.
I tuoi poeti preferiti.- Musset.
I tuoi pittori e compositori preferiti.- Meissonier, Mozart, Gounod.
I tuoi eroi preferiti nella vita reale. Al centro Socrate, Pericle, Maometto, Musset, Plinio il Giovane, Aug. Thierry.
Le tue eroine preferite nella vita reale.-  Una donna di genio con l'atteggiamento di una donna comune.
I tuoi eroi preferiti nella fiction.-  Gli eroi romanzeschi, poetici, quelli che esprimono un ideale piuttosto che un modello.
Le tue eroine preferite nella fiction.- Quelle che si mostrano più che femmine senza uscire dal loro sesso, tutto ciò che è teneramente poetico, puro, bello in ogni aspetto.
Il tuo cibo e la tua bevanda preferita.-
I tuoi nomi preferiti.-
Ciò che più t'irrita.- Le persone che non percepiscono ciò che è amore, che ignorano le dolcezze dell'affetto.
Quali caratteri nella Storia detesti di più.-
Qual è il tuo pensiero attuale.-
Verso quale manchevolezza sei più tollerante.- Per la vita privata dei geni.
Qual è il tuo motto preferito. - Qualcosa che non si può riassumere perché la sua espressione più semplice è ciò che vi è di bello, di buono, di grande nella natura.
 ...
Di taglio dialogico e speculare risulta l'autoritratto che Proust, allora diciottenne, diede di sé nel questionario -Marcel Proust par lui meme- stilato per propria mano all'epoca del suo volontariato avvenuto tra il 1889/1890. Ne trapela un'immagine inquieta e sofferta specchiante un esasperato bisogno d'amore maternale, necessità di reiterate conferme affettive dal collettivo, cenni d'ambigua inclinazione sessuale, nonché senso di perdita e nostalgia per gli orizzonti noti, per ciò che gli è caro come certezza intima di se stesso e ancora l'affatturazione letteraria ed artistica sfociata nella scrittura. Come alla psiche- in questo Cahier rosso- egli pare interrogarsi...
 
Il tratto principale del mio carattere.- Il bisogno d'essere amato e, per precisare, il bisogno d'essere carezzato e ben coccolato più che il bisogno di essere ammirato.
La qualità che desidero in un uomo.- Un fascino femmineo.
La qualità che desidero in una donna.- Le virtù maschili e la franchezza nell'amicizia intima.
Ciò che più apprezzo dei miei amici.- Di essere teneri con me.
Il mio principale difetto.-  Non sapere, non poter "volere".
La mia occupazione preferita.- Amare.
Il mio sogno di felicità.- Ho paura che non sia abbastanza elevato, non oso dirlo, ho paura di distruggerlo nel pronunciarlo.
Quale sarebbe la mia più grande infelicità.-  Il non aver conosciuto mia madre né mia nonna.
Ciò che vorrei essere.-  Me stesso, come le persone che amerei mi vedessero.
Il paese dove vorrei vivere.- In quello dove certe cose io vorrei si realizzassero come per incanto e dove le tenerezze sarebbero ogni giorno condivise.
Il colore che preferisco.-  La bellezza non è nei colori, ma nella loro armonia.
Il fiore che amo.-  Il suo, e poi, tutti gli altri.
L'uccello che preferisco.-  La rondine.
I miei autori preferiti nella prosa.-  In questo momento Anatole France e Pierre Loti.
I miei poeti preferiti.- Baudelaire e  Alfred de Vigny.
I miei eroi nella fiction.- Amleto.
Le mie eroine preferite nella fiction.- Bérénice.
I miei compositori preferiti.-  Beethoven, Wagner, Schumann.
I pittori che preferisco.-  Leonardo da Vinci, Rembrandt.
Le mie eroine nella storia.- Cleopatra.
I miei nomi preferiti.-  Non ne ho che uno per volta.
Ciò che detesto soprattutto.-  Ciò che è male dentro di me.
I caratteri storici che più disprezzo.-  Non sono abbastanza erudito.
L'azione militare che più ammiro.-  Il mio volontariato.
La riforma che  più stimo.-
Il dono naturale che vorrei possedere.- La volontà, e fascino"
Come amerei morire. - Nel modo migliore- e amato.
Lo stato attuale del mio spirito.- Il tedio d'aver pensato a me nel rispondere a tutte queste domande.
Fatti che m'ispirano più indulgenza.- Quelli che comprendo.
Il mio motto.- Avrei troppa paura che mi porti sfortuna.
 
Si rivela nella stesura del questionario la confessione anticipatrice d'un complesso percorso nella poetica essenza Proustiana: una totale proiezione simbiotica del proprio sé con l'incanto naturistico- elemento panico/metaforico, il trascorrere delle cose nella loro caducità, la consapevolezza della vacuità temporale che assorbe affetti ed identità  scontornando lo sfondo distinto del reale.
 Nella sua opera maggiore Alla ricerca del tempo perduto dallo spunto autobiografico, Proust tratta tematiche dolorosamente nostalgiche legate all'infanzia, al dualismo contrastante sentimenti estremizzati, al fluire irreversibile del tempo. Una ricerca tesa alla ricomposizione d'un passato vissuto nella sua immediata esistenza, sul piano d'un presente assoluto grazie ad un recupero memoriale involontario, espresso come cosa viva senza cura d'ordine e composizione, alla riconquista di quei veri elisi perduti. E basta un gusto, una fragranza a sommuovere stati apparenti di memorie sopite: " L'odore e il sapore (quando niente sussiste d'un passato) lungo tempo ancora perdurano, come anime a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."-   Quella memoria involontaria- cui si allude- così staccata dalla logica razionale, così discontinua eppure così improvvisamente viva, quando sollecitata da un'emozione casuale penetra la realtà trovando intime rispondenze di sensazioni passate: "Tutti quei ricordi mi ritornavano come il primo giorno, con quella fresca e acuta novità d'una stagione che è rinnovellata/...anche nel campo dei piaceri/...capace di far prevalere quell'intenso minuto sulla totalità dei giorni anteriori."
 E l'arte si fa espressione del suo moto psichico, affinità elettiva di quell'intimo sentire, di quella nervosità delicata che in lui rappresentava- scrisse Emerson-" l'armonico involucro della sua sensibilità, della sua immaginazione e del suo cuore".
 Già, le intermittenze d'un cuore sempre in lui fibrillante al sovvenire di quel materno bacio:"La mia consolazione quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. Ma quella buonanotte era di così breve durata, ella ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire, poi quando passava nel corridoio a doppia porta il rumore leggero della sua veste da giardino di mussola azzurra, dalla quale pendevano cordoncini di paglia intrecciata, era un momento per me doloroso. Annunciava quello che l'avrebbe seguito, in cui mi avrebbe lasciato, e lei sarebbe ridiscesa.../Qualche volta, quando dopo avermi baciato, ella apriva la porta per andarsene, volevo chiamarla indietro, dirle: "Dammi ancora un bacio".
E di quel bacio il Proust/bimbo si quiesceva in un sonno addolcente serbandone la volatile virtù.


Carla Benecchi


 
Riferimenti:
- André Berge «Autour d'une trouvaille»
«Cahierrs du Mois, nr. 7, 1er décembre 1924»
pp. 5-18
 
- "La Recherche":
La strada di Swann (pag. 52)
Fuggitiva (pag. 135)
La strada di Swann (pag.13)

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