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Como 15/3-20/7: L'abbraccio di Vienna (C. Benecchi)

03 marzo 2008

“L’ABBRACCIO  di  VIENNA”


Fuori, immobile
Di un’azzurrità sfuggente
Il lago continua ad essere…




A Como, la raffinata cornice settecentesca di VILLA OLMO con i suoi splendidi giardini affacciati sulla quiete lariana, ospita una rassegna dedicata alla pittura austriaca. Un grande affresco dell’arte mitteleuropea con un novero di ben settantaquattro capolavori, magnificanti quei passaggi di transizione epocale dal Barocco alla Belle  Epoque, dal Biedermeier al periodo secessionista sino alla genesi artistica del Novecento. Tutti dipinti provenienti dal Museo del Belvedere con sede nel castello Barocco di Vienna.

L’ ABBRACCIO di VIENNA” titolo della mostra ispirato al dipinto di Egon Schiele - l’Abbraccio (Coppia di amanti, 1817) -   riassume quell’ EMBRASSE temporale, celebrativo di fasti e decadenza d’una società di fine secolo: dalla stabilità dell’Impero austriaco affiorante nei dipinti barocchi della corte viennese di Martin van Meytens all’ epifania della ragione Illumista per giungere alla crisi epocale espressa nelle opere secessioniste.

La grandeur si esaurisce nelle opere dei pittori Biedermeier, cultori di temi più intimisti legati a visioni affatturanti di paesaggi italiani, dalle coste campane, alle cascate di Tivoli, alle sponde del Lago di Como. La stessa Villa Olmo immortalata da Giuseppe Bisi nel quadro  “Villa Raimondi in Borgo Vico “ (1838) è presente in mostra.

Il fulcro attorno cui ruota l’ esposizione si lega a Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, autori  controcorrente di forte impasse, legati alla Vienna fin de Siécle e al primo Espressionismo. Altri esponenti coevi quali Coloman Moser e Otto Friedrich, scelsero attività di rilievo, il primo nel campo delle arti applicate collaborando da architetto per i Laboratori viennesi di arti decorative prima della dedizione alla pittura. Nota è la sua componente paesaggistica in cui traspare come nel dipinto “LAGO di GARDA” una flessione della sintesi delle forme per una più decisa policromia.

Otto Friedrich nel  ritratto di “ELSA GALAFRES” (1908) si esprime mediante una tecnica pittorica più accurata e ricca di  minuzie con rimandi alle atmosfere klimtiane.
Ma il cuore della mostra batte per le figure miliari, presenze di spicco del movimento culturale ed artistico Viennese che vide in Klimt il leader della Secessione, ventata innovativa e perdurante  solo l’espace d’un matin. L’essenza della Ver Sacrum (Primavera sacra) , rivista d’arte fondata dagli espressionisti d’inizio Novecento ben si amalgama nelle tele di Carl Moll e Koloman Moser, per giungere alle composizioni magnetiche e conturbanti di Schiele  e dello stesso Klimt.

La sezione della mostra dedicata a lui si apre con l’immagine di “SIGNORA DAVANTI AL CAMINO” opera del  primo periodo (1897-1898) dalle cromie velate i cui tratti eleganti della donna interagiscono con l’oscurità scenica.

Diversa l’icona di “JOHANNA STAUDE”, opera incompiuta della maturità del pittore, che elusa la pienezza dei particolari opta per elementi più leggeri. L’uso parco dei colori e lo sfondo su cui campeggia la figura della Staude, riportano ad una dimensione essenziale e più verista di quello che fu lo stile dei periodi precedenti.


Così come il “CASTELLO KAMMER SULL’ATTERSEE” località prediletta dall’alta borghesia e dallo stesso Klimt che spesso vi soggiornò, si presenta con una valenza decorativa priva di orizzonte dove la pennellata franta nella figurazione naturalistica delle chiome arboree e del riflesso lacustre, richiama lo stigma degli impressionisti- quei pittori en plein air  della scuola di Barbizon, che cangiavano le superfici tremule di Monet in tessuto ornamentale. Per Klimt, l’importanza accordata all’acqua su cui si specchia il paesaggio circostante-( alberi e finestre del maniero in ritmica scansione paiono incastrarsi come in un puzzle)- deriva dall’essenza compositiva del maestro francese.

Alla tela di formato verticale di “DOPO la PIOGGIA” (1898) idillico scenario primaverile di chiaro influsso impressionista, tema ripreso anche da Schiele nel suo “Frutteto in primavera” del 1907, egli predilesse in seguito quelle di taglio quadrato, richieste e apprezzate dall’alta borghesia.

Nonostante il divario di età, il talento di Egon Schiele suscitò sempre la profonda ammirazione di Klimt. Lo stesso sentimento nutrì  per lui “l’Artista borderline”cui s’ispirò per stesse tematiche  con differente vena stilistica, non meno d’impatto. Lo stesso ABBRACCIO di un erotismo assoluto e straniante richiama larvatamente il BACIO klimtiano. Le donne gravide di Klimt sono le gestanti di Schiele (Madre e morte) , la stessa “Danae” metafora altamente erotica, congegnale per entrambi al linguaggio decorativo dello Jugendstil nella piena fioritura. E ancora l’esaltazione lussuriosa fra religiosi indubbiamente blasfema ( Cardinale e Monaca), le relazioni saffiche, l’autoerotismo o le vedute urbane.

Come “LA CITTA’ sul FIUME BLU” dalle vivide cromie e dall’insolito taglio: il blu dell’acqua scurito di nero suggerisce una visione di profondità. La composizione è fitta e inquieta. Krumau- città morta- deserta e inanimata, con le case vivide, addossate l’una all’altra e i tetti acuminati e ascendenti- si fa allegoria  dello stato animico del pittore. La profondità in superficie.

Ogni concezione teatrale del mondo richiede molte maschere. Nella pittura di Klimt vi è un proliferare di una loro inesauribile molteplicità, la cui valenza simbolica è vistosa e sfuggente. Per Schiele nel suo legame trasversale fra diverse discipline artistiche, la scelta è la teatralità della vita senza sipario. Da lui il tempo non ha cadenze bergsoniane, fluide e progressive, ma aggrumate e sospese, fissate all’istante. Schiele dipinge e disegna lo stato delle cose nella concentrazione di un presente irremovibile.

Abbandonata l’estetica dello Jugendstil - Passionalità e Fisicità portate al delirio estremo furono i suoi temi prediletti oltre ad una esasperata carica erotica, segno di vitalità immune da ogni moralismo. Il corpo per Schiele, uomo schiavo dei suoi istinti, dandy solitario di una vita di stenti, diventa il luogo su cui avvengono i commerci del desiderio, lo scorrere temporale, lo scambio tra Eros e Thanatos. La repressione  produce l’ossessione e questo è l’unico modo di rappresentare l’essenza erotica della vita, senza veli, il corpo materiale presente sulla scena, assume accentazioni geometriche e scarne.
  
Quali forme articolate e spigolose inserite nella composizione di taglio piramidale, si connotano sull’area astratta del dipinto “MADRE CON DUE BAMBINI” (1915/1917) in cui ritorna a configurarsi la vita e la morte. Unica nota cromatica di questa angosciata maternità in un’agonizzante immobilità figurale, è impressa sulle vesti dei bimbi a colorire quell’inquieta aura crepuscolare che ne cerchia le forme.

Se in Klimt i modelli raffigurati vivono immersi in una totale campitura ornamentale e decorativa quasi affogando in un languore monumentale, in Schiele le figure campeggiano in primo piano con pose disomogenee, contratte e fetali, distese e languide. Nell’ ABBRACCIO – dipinto immagine della Mostra - egli esprime uno spaccato del suo Sé. Solitudine e  vuoto affiorano con senso disperante dai corpi avvinghiati dei  due amanti, alla ricerca forse di una loro entità  più psichica che fisica. La chioma ondulata della donna e il drappo gualcito che avvolge la coppia, conferiscono una fiammata  di accesa sensualità alla scena.

Nel percorso a ritroso della mostra,  anche la figura femminile appare una costante dell’arte viennese. Dalla maternale dolcezza della moglie ritratta da Joseph Danhauser  al  sotteso erotismo nei dipinti di stile realista di Johan Baptiste Reiter.







Nei ritratti di
DONNA ADDORMENTATA” (1849)
e “CONTEMPLAZIONE in NEGLIGE"  (1847)
l’eros è giocato nell’intimo di una camera da letto, entro trame crespate di lini sericei, nicchia onirica per una composta assopita nudità o nella malizia di uno sguardo ammiccante e cenno di mani che sembrano anticipare il lento discingersi.


A vergare il confine tra  pittura ottocentesca e  modernismo della Belle Epoque si fa immagine  una donna dalla postura altera e dai lineamenti tesi, su uno scenario di rovi intricati. Ritratta per mano di Anton Romako, l’imperatrice ELISABETTA D’AUSTRIA”(1883) - l’infelice Sissi- spicca nella sua fredda e staccata regalità contrapposta all’ignorato calore affettivo del suo cane a lei accanto.

E ai primi del Novecento  appartiene l’olio su tela “NOTTE di LUNA” (1906) di Ernst Stoer. Il suo nudo integrale di donna si staglia netto nella selenica notturnità, offrendo in un affondo panico l’intera sensualità del corpo, con seni turgidi e brillio di cosce unite celanti il sesso, alle cime chiaroscurate bluite d’ombre/luci.

Quanto invece solari appaiono le due opere coeve ”PRIMAVERA” (1905) di Damianos e di Roth (1907). L’una con un trittico di ninfe unite nella loro nudezza in un’idilliaca danza a cerchio – l’altra, con immagine di fanciulla sorta- nel suo Essere etereo - da fragranze e miriade di petali di un eden segreto.

E come chiuso in un segreto fra lui solo e il mare sta “L’ULISSE “ (1920) di Rothaug. Ravvolto dentro il proprio Sè, reclino  giace su uno scoglio da cui sembra essere partorito, scolpito ed eroso dai flutti che si abbattono su di  lui schiumando un cantico nostalgico d’irreversibile solitudine. Vi è nell’Ulisse di Rothaug la stessa forza espressiva di pregnante muscolatura,di tensione articolare che rimanda  al “Pensatore”di Rodin.
Ma con l’evento della prima guerra mondiale e il crollo di certezze d’ogni punto di riferimento nella cultura viennese degli inizi Novecento, anche l’arte prorompente dell’Avanguardia non trova un punto di ripresa.

Le stesse opere di Kokoschka ( altro caposaldo dell’Espressionismo viennese), rappresentative di veemenza e dinamicità gestuale  enunciano con evidenza la crisi di transizione che trova nel trittico di Maximilan OppenheimerLA GRANDE ORCHESTRA” (1935) inclinazioni futuriste per quella sfarzo policromo che riluce sui musici dalle posture insolite e per l’originalità delle inquadrature artistiche, come le canne d’organo dipinte in un ensemble cilindrico a ricordare lo stilema di colonnati classici. La realizzazione di ritratti raffiguranti personaggi contemporanei valse all’artista una nutrita ammirazione.

E ancora lo sguardo non è sazio, qui a VILLA OLMO, fra le sale dalle pareti colme di colori, di  cornici scolpite, intarsiate, a sbalzo, a foglia oro dove i dipinti sembrano prendere vita, alitare, soffiare il vento del passato. Da ogni dove si guardino le opere tenuamente illuminate, ecco emergere il brillio di una pennellata fra due mani in primo piano, volti dal pallido incarnato e dalle iridi rammaricate, corpi dalle posture garbate o dalle garbate nudità in estatica sospensione, e ancora nudezza al selenico chiarore, ninfe danzanti e fanciulle/fiore e paesaggi stemperati d’acquerellate tenuità, e cattedrali  dalla luce obliqua salmodianti l’antico tempo, e infanti in atto di suzione, e occhi di bimbi, occhi di grano, occhi di nuvole, di cielo. Occhi che abbracciano, mani che sfiorano, che invitano, unite nella danza. E’ la grazia dell’aria a dare voce antica e passi felpati all’eco, mosso dai giardini di bosso e cipressi, ad animare i labirinti fioriti con suoni di liuto d’altro tempo in un Assolo melodioso.

Nella grande sala s’illumina“L’ABBRACCIO” d’inquieto fascino, si fa isola che non c’è, terra di nessuno se non per due amanti solo in un simbiotico straziante aggrapparsi che fa dell’amore l’unico disperante loro divenire…

Fuori.. immobile di un’azzurrità sfuggente il lago continua ad essere!.

Carla Benecchi



Calendario della Manifestazione

COMO VILLA OLMO
15 MARZO - 20 LUGLIO

“L’ABBRACCIO DI VIENNA”
KLIMT, SCHIELE E I CAPOLAVORI DEL BELVEDERE

ORARI:
martedì, mercoledì, giovedì  -- dalle ore 9 alle 20
venerdì, sabato , domenica – dalle 9 alle 22

BIGLIETTI
Intero -Euro 9. * Ridotto -Euro 7.

http://www.grandimostrecomo.it/





Riferimenti:

KLIMT, SCHIELE e i CAPOLAVORI DEL BELVEDERE (SILVANA EDITORE)
EGON SCHIELE  (CATALOGO SKIRA )
KLIM T  (RIZZOLI/SKIRA)

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