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Coco Emilio - "IL TARDO AMORE"
21 giugno 2008
LietoColle - Collana Aretusa
Vincitore PREMIO CAPUT GAURI 2008
Finalista a XXIV edizione del Premio Letterario Nazionale "Città di Adelfia" - Sezione a) Poesia edita
REMOL
La gioventù è l'estate della vita, e l'estate è la stagione dell'amore, della passione e dell'allegria. Giorni di vino e di rose. Ma ora è giunto l'autunno, dorato e nostalgico, con la sua maturità di colori e di frutti. La prorompente offerta di sfumature e di luci non impedisce di scorgere un'ombra, verme di rovina e distruzione, che cresce dal di dentro, minacciando di abbattere la nostra casa, il nostro amore, la nostra vita. Tutto quello che con sforzo e tenacia siamo andati costruendo.
C'è un tempo per l'amore? Non devono, come nel titolo di Castelao, innamorarsi i vecchi?
E perché no? Qui abbiamo queste poesie intense, dure, emotive, lucide di Emilio Coco, nelle quali la passione amorosa ci viene mostrata nuda, senza fronzoli, con la crudezza di un realismo impregnato di verità quotidiana, diretta, senza finzioni, ma con ironia, priva di moralismi e rimorsi.
Amore, vero amore, quando il sogno della bellezza piega le sue ali abbattute, e rimane la carne lacerata, la pietosa tenerezza della sconfitta.
dall'introduzione di Xulio López Valcárcel, poeta e critico gallego
VBI SUNT
Da tempo non mi sono più vicini
quei poeti spagnoli che ammiravo.
Se n'è andato José coi tubicini
dentro le sue narici. M'estasiavo
con la bombola che portava a spasso
tra un dibujo e un poema. Coño, coño,
con il suo orujo mi ha piantato in asso.
No, non ci credo, è stato un brutto sogno.
Se n'è andato pure Íñigo coi modi
da grande hidalgo, senza le elegie,
senza medaglie e lunghe biografie.
Rafael e i suoi angeli custodi
m'hanno trovato un posto al loro lato.
Ma io non mi sento ancora preparato.
*
POETA MINORE
Dagli scaffali della libreria
odo i grandi poeti a voce bassa
leggere versi pieni di magia.
Quel soave sussurro mi rilassa
e mi dispone l'animo fervente
all'ascolto. La vita è un ribollire
di passioni titaniche ed un niente
si sublima nel loro alto sentire.
Pensando alla mia storia di poeta
vissuta senza eccessi né sconquassi
tra quotidiane cure e vili amori,
m'infastidisco. Certo non m'allieta
che ai posteri il mio nome solo passi
nel lungo e arido elenco dei minori.
LA NOSTRA CASA
Siamo tu e io nel grande appartamento.
Senza più figli e senza più il tormento
di far quadrare i conti a fine mese,
senza scosse e spiacevoli sorprese.
Tu nel soggiorno a fare le tue cose,
io nello studio con i miei spagnoli.
Non hanno spine ormai le nostre rose,
siamo solo noi due, sempre più soli.
Da qualche anno ci diamo appuntamento
solo all'ora del pranzo e della cena,
ed aspettiamo trepidi il momento
di andare a letto, ognuno al suo angolino.
Per le urgenze che valgono la pena
comunichiamo per telefonino.
*
INCANTESIMO
Anime in pena, amori travolgenti,
signore inconsolabili, adulteri,
figli scomparsi in tragici frangenti.
La clinica dei mostri e dei misteri.
Corpi in frantumi, volti deturpati
di esotiche bellezze, ritornati
ad opera di medici ammalianti
più compiacenti e ancora più smaglianti,
che in men che non si dica si ritrovano
nelle lenzuola del restauratore
che fa miracoli anche in questo campo.
È Incantesimo. Queste fiction giovano
alla monotonia del nostro amore.
Il martedì alle nove, senza scampo.
IL NOSTRO AMORE
Quale ricordo rimarrà di noi
quando saremo morti e seppelliti?
Non vogliamo passare per eroi
né fabbricare attorno a noi dei miti.
Tutto questo sia chiaro. Ma vorrei
che almeno un punto rimanesse fermo:
ci siamo amati. E forte lo confermo
davanti a Dio e al mondo, anche se avrei
voluto oggi mandarti a quel paese.
Ma è normale se ci si vuole bene.
L'amore è dolci parole e anche offese.
È fatto di vittorie e infami rese.
Ci fa colombi e ci trasforma in iene.
C'inabissa con le ali già distese.
*
GIUDA
Ogni sabato sera dopo il giallo
ci facciamo la doccia. Tu t'attardi
a spalmarti la crema sopra il callo
ed io m'appresto ad affilare i dardi
con cui trafiggerò il tuo ventre asciutto.
Già nel letto t'imploro di far presto,
puoi depilarti dopo, perché tutto
quest'inconsueto ardore, se qui resto
ad allenarmi senza il tuo sostegno,
temo si squagli come neve al sole,
a mia vergogna e con tuo grande sdegno.
Trascorsa un'ora, appari tutta nuda.
Ma ha pazientato troppo. Più non vuole
sottostare ai tuoi ordini quel giuda.
VUCUMPRÀ
Ci fermiamo al negozio del cinese
che è un grande telo steso sulla sabbia.
Miserie che si ammucchiano contese
da eccitate signore. Ti fa rabbia
che non abbia portato i soldi addosso.
Infili e sfili cinte e pinocchietti.
Come mi sta? È più bello quello rosso.
Prendi, provi, riprovi, togli e getti.
E non t'accorgi in tanto tuo affannarti
che è saltata la lampo del costume,
mettendo in bella mostra il seno nudo.
Contro il mio dorso corri a ripararti.
A quell'ora di gente ce n'è un fiume.
Nessuno si scompone. Né io m'illudo.
*
PROVIAMO
Dicono che l'estate sia propizia
agli amori in declino come il nostro.
Questa sì che è una splendida notizia!
Leggi i consigli in dieci punti. Io mostro
scarso interesse. Annunci così fioccano
ad ogni agosto. Servono a far vendere
più giornali. Gli allocchi sempre abboccano.
Sarò ingenua, ma valgono anche a rendere
la vita più accettabile. Proviamo
col primo punto: Allieta la nottata
al tuo partner con uno spogliarello.
Ti sei impegnata al massimo. Scoppiamo
in una irrefrenabile risata.
Il riso fa buon sangue. Non è bello?
CANNIBALI
Negli anni della nostra giovinezza
amarci era affrontare una battaglia
data a colpi di pizzichi e di morsi.
Di quegli scontri portavamo i segni
sul collo e sulle braccia e con orgoglio
li esibivamo in villa e sopra il viale
come prova del nostro divorarci.
Ora ingaggiamo con i corpi esausti
ben diverse battaglie che la vita
ci riserva spietata ad ogni istante,
senza il gioco pulito di una volta,
con perfidi sgambetti e colpi bassi.
Le scorrettezze ci hanno inferociti
e con artigli e zanne di leone
ognuno per suo conto ci affanniamo
a ricomporre alla men peggio i resti
del nostro quotidiano dilaniarci.
*
TEMPUS FUGIT
Acquietati gli eroici bollori,
mi esercito con tenere carezze
perché da tempo non ho altre certezze
che questo fuoco tiepido e i dolori
che straziano il mio corpo e la mia mente
sempre più spesso e ad intervalli brevi.
Vienimi accanto, Erminia, solo devi
ascoltarmi, se puoi, serenamente.
E non cercare come sempre fai,
lo so, senza nessuna prevenzione,
di darmi anche stavolta i tuoi consigli.
Il tempo adesso fugge più che mai.
Ci guidi amore, pur se la passione
non ci ferisce più con i suoi artigli.
A Valeria, che lo faceva soffrire per
troppo amore.
A Francesca, che lo culla dolcemente
fra le sue braccia.
A zia Gina, che si preoccupava della
sua salute.
A Erminia, che non ha fatto in tempo
a insegnare a Uno l'italiano.
IL MIO CANE SI CHIAMA CAMILLO
Il mio cane si chiama Camillo
è simpatico colto tranquillo
sul piumone sonnecchia beato
i miei libri li legge d'un fiato
Sul balcone due metri per otto
mogio mogio in andata e ritorno
mi fa il muso se accenno un rimbrotto
non abbaia né notte né giorno
Non mi basta la paga di babbo
se vuoi vivere come un nababbo
brioche al sugo d'arrosto per pranzo
e per cena involtini di manzo
Il mio cane è di zia Francesca
me lo presta fra luglio ed agosto
l'esco a sera con l'aria più fresca
e lo voglio per me ad ogni costo
Me lo quiero llevar a Espinardo
gli preparo dos huevos al lardo
per merenda un gelato alla panna
nel lettino con me fa la nanna
Tía, dammelo un anno in affitto
lo terrò stretto a me zitto zitto
te lo porto l'estate e ci gioco
te lo godi anche tu per un poco
Emilio Coco (S. Marco in Lamis, 1940) svolge un'intensa attività come critico, antologista e
traduttore della poesia italiana in spagnolo e di quella spagnola nella sua lingua.
Tra i suoi numerosi lavori, ricordiamo: Abanico. Antologia della poesia spagnola d'oggi (Levante, Bari, 1986), Veinticinco años de poesía en Italia. De la neovanguardia a nuestros días (Paralelo 38, Cordova, 1990, in collaborazione con la poetessa Juana Castro), Poesía italiana contemporánea (Deva, Gijón, 1991), Antologia della poesia basca contemporanea (Crocetti, Milano, 1994), Doce poetisas italianas
(Torremozas, Madrid, 2000), Fior da fiore (Cajasur, Cordova, 2000), El fuego y las brasas (Sial, Madrid, 2001), Los poetas vengan a los niños (Sial, Madrid, 2002), Poeti spagnoli contemporanei (Edizioni dell'Orso, Alessandria, 2008). Si è occupato anche di teatro spagnolo, preparando
per Sipario un numero monografico intitolato «Speciale Spagna» e per le Edizioni dell'Orso tre volumi di Teatro spagnolo contemporaneo (1998-2004). Come poeta, ha pubblicato: Profanazioni (Levante, Bari, 1990), Que hago yo aquí esperando que la salsa acabe ya de hervir (Máquina de
Sueños, Gijón, 1991), Le parole di sempre (Amadeus, Cittadella, 1994), Piano Bar (Los Cuadernos del Mediterráneo, Cuenca, 2001), La memoria del vuelo (Sial, Madrid, 2002, traduzione di Carlos Clementson), El fraile de cera (Casa del Inca, Montilla, 2003), Fingere la vita (Caramanica editore, Marina di Minturno, 2004), Sonetos del amor tardío (Alhulia, Granada, 2006, traduzione di Juana Castro e Carlos Pujol), Serodio amor (Espiral Maior, La Coruña, 2006, traduzione di Xulio López Valcárcel e Suso Pensado) e Contra desilusiones y tormentas. Antología personal (1990-2006)(Ediciones Fósforo, Città del Messico, 2007). Collabora ai programmi culturali della RAI e a numerose riviste italiane e spagnole. È stato tradotto in spagnolo, gallego, portoghese, francese, ungherese e lituano. Nel 1999 gli è stato assegnato il premio per la traduzione e la saggistica
«Annibal Caro» e nel 2008 il premio "Sicamb-Circe Sabaudia". Nel 2003 è stato insignito dal re Juan Carlos I del titolo di commendatore dell'ordine "Alfonso X el Sabio", uno dei più alti
riconoscimenti che si concedono in Spagna per meriti culturali.
Opere di José Luis Martínez Valero.
In copertina: Fiore; all'interno: Donna sulla giostra
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