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Carla Benecchi, “Sull’acqua poetica… mente”
27 marzo 2008
Joana Pimentel, Silvo 2
*
"Sull'acqua poetica... mente"
di Carla Benecchi
Acqua chiusa, sonno delle paludi
che in larghe lamine maceri veleni,
ora bianca ora verde nei baleni,
S. Quasimodo
Ogni espressione artistica nella sua autonomia si privilegia a differenza della scienza e della filosofia, di scegliere liberamente il proprio oggetto. Come nella pittura così nell'assunto poetico e letterario, l'effigie del suo fluire languido o impetuoso e del suo ridivenire stasi, da sempre ha avvivato nell'artista il desiderio di eternarla, e sulla tela che n'esprime la sua apparente immobilità e nella decantazione lirica di quel suo flusso sempre cangiante che pare sottendere la parabola della vita nella sua precipua temporalità. E' lì che fra immagini e parole gioca il versificare di Borges rispondenze metaforiche: "Guardare il fiume ch'è di tempo e acqua / e ricordare che anche il tempo è fiume, saper che ci perdiamo come il fiume / e che passano i volti come l'acqua.// E' anche come il fiume interminabile/ che passa e resta e riflette uno stesso/ Eraclito incostante, che è lo stesso/ e un altro, come il fiume interminabile." (Arte poetica)
Materia d'ombra e luce, d'allegrezza e melanconia, d'inquietudine e parvente staticità, questo mobilismo eracliteo vive nella coloritura lirica tematiche di differente significazione allusive a radici ancestrali, a stati immaginari ed onirici, per quel suo "essere" sempre ciclico e metamorfico in repente mutazione, da fiume in oceano, in pioggia e nuovamente in vena della terra.
Elemento melancolicizzante nella poetica di E. Allan Poe, ("La mia anima, dice da qualche parte, la mia anima era un'onda stagnante") essa diviene torbida fascinazione contemplativa a rimandi arcaici, fusione archetipa di presente e passato, d'anima e cose, gravandosi del dolore umano in una sorta espressiva di suicidio letterario permanente: "Attraverso laghi che traboccano dalle loro acque solitarie e morte, acque tristi e ghiacciate dalle neve dei gigli ricurvi, attaverso la palude dove vivono il rospo e la lucertola, attraverso pozzanghere e lugubri stagni, dove vivono le Ghul, in ogni luogo più screditato, in ogni angolo più melanconico: ovunque il viaggiatore incontra, sgomente, le Reminescenze del Passato." ( Terra di sogno).
L'acqua stagnante, l'acqua dormiente è nella reverie del poeta il suo orizzonte, il suo infinito, l'imponderabile profondità della sua pena, lugubre attrattiva di bellezza e di sopore pari a un quiescere epifanico che sommuove veglie di ricordi in lui mai sopiti:"Simile al Lete, guardate! Il lago /sembra prendere un sonno cosciente,/ e per nulla al mondo vorrebbe destarsi;/ il rosmarino dorme sulla tomba/ il giglio si posa sull'onda//... Dorme ogni Beltà."
Ma l'acqua del suo immaginario, quella che dispiegata in una miriade di opalescenze ed echeggiante musiche cristalline sa a volte cangiarsi da conca lacustre in stellante voluta celeste, diverrà luogo edenico del sonno eterno per chi da lui diparte:"Lontano, allora, mia adorata. Oh! vai lontano... Verso qualche lago solitario che sorride, nel suo sogno di profonda quiete, alle innumerevoli isole-stelle che gemmano dal suo seno."
Con straordinaria potenza di trasfigurazione metaforica traduce Mallarmé in"Hérodiade" un'immagine d'acqua su cui lo sguardo approda all'invisibile oltrepassando il velo dell'apparenza. L'attrattiva verso la calma inquietante che offre l'immoto specchio celando l'abisso, si disvela all'eroina mallarmeana nell'ambiguità della sua figura riflessa, duplicata da altro da sé, dubitativa in un venerante narcisismo, d'intenibile fralezza seduttiva poiché effimera nel suo repente frangersi, lei creatura di simbolica ambivalenza candido/carnale, rosa purpurea/giglio:"Triste fiore che cresce solo/e d'altro non si turba/che della sua ombra nell'acqua/vista con atonia." In seno all'acqua riflettente Hérodiade coglierà l'ombra della sua dualità in un rapporto dialogico e conflittuale con se stessa:"Oh specchio!/ Fredda acqua della noia nel tuo riquadro gelata / Quante volte e per ore desolata / Dai sogni e cercando i miei ricordi che sono / Foglie rinserrate nel suo profondo abisso di cristallo, / In te mi apparivi come un'ombra lontana, / Ma orrore! Di sera, talvolta, nella tua fonte severa, / Del mio sogno disperso conobbi la nudità!".
Per Claudel la simbologia acquatica diviene muta ammirazione che esalta il fluido stato in campiture di mistica ebbrezza da cui egli attinge, ricolmo di sorgiva intimità, un senso beatifico: "Ogni acqua è per noi desiderabile, e certamente, più del mare vergine e azzurro, essa fa appello a ciò che in noi sta tra la carne e l'anima, la nostra acqua umana carica di virtù e di spirito, il sangue bruciante, oscuro."( Connaisance de l'Est). E ancora rapito dall'acqueo fabulare Claudel coglie l'incanto sospeso d'instabili armonie e accordi arpeggianti del liquido"verbo":"Fremito più che specchio... insieme pausa e carezza, passaggio di un liquido archetto sopra un concerto di schiuma:"(L'uccello nero nel sole nascente)
Così dall'ondoso murmure marino in sfiammante movimento di danza, si lega a vertici estatici anche l'intimo sentire di Flaubert in un impasse emotivo/visivo rapportato a un primitivo sensualismo fra corpo e immagine:"Avevo il mare davanti, era tutto azzurro//Era dolce e mormorava più come un sospiro che come una voce, perfino il sole pareva avere il suo rumore.//L'odore dei flutti saliva fino a me col sentore delle alghe e delle piante marine: talvolta sembravano fermarsi o venivano a morire in silenzio sulla riva frastagliata dalla schiuma, come un labbro di cui non si sente il rumore del bacio.// Le onde salivano sui ciottoli fino ai miei piedi, si infrangevano sulle rocce a fior d'acqua, le battevano ritmicamente, le abbracciavano come braccia liquide e limpide distese./... La natura mi apparve così bella come un'armonia completa che solo l'estasi deve sentire.(Novembre)
Come non percepire nella scrittura di Anais Nin quel flusso avvolgente d'acque, in lei riverberanti estatiche atmosfere a ritroso. Su uno sfondo onirico, persa nel mito di Atlantide, alla ricerca di suoni e perdute melodie, evoca la Nin in un collage linguistico surrealista nella prosa lirica "La casa dell'incesto", acquatici velari evanescenti, mari amniotici di colorata mobilità, cui aderisce la natura vibrante del suo essere in un simbolico connubio. Oltre la soglia del reale, fluttua il suo corpo immerso in un liquido crescendo di note, a deliziarsi in un intreccio di esultanze tra voluttà e piacere, inebriato da godimenti animici e sensuali. "La prima volta che la vidi la terra era velata dall'acqua.// Ricordo la mia prima nascita//Nata con la memoria delle campane di Atlantide. Sempre in ascolto di suoni perduti e alla ricerca di perduti colori, sempre protesa sulla soglia come chi è angosciato dai ricordi, cammino nuotando.//Amavo la facilità, la cecità e la soavità del viaggiare sull'acqua.//Mi muovevo nella musica come dentro a un diamante marino. Nessuna corrente/solo la carezza del flusso e del desiderio che si amalgano, si toccano,/vagano-infiniti fondi di pace./...Sentivo solo la carezza del movimento- movimento nel corpo di un altro - assorbita e perduta nella carne di un altro, cullata dal ritmo dell'acqua, il palpitare lento dei sensi, il muoversi della seta./... Muoversi senza sforzo nello scorrere morbido dell'acqua e del desiderio, respirare in un'estasi di dissolvimento.
E rimemorando l'universo poetico di Emily Dickinson, l'acqua assurge nel suo versificare a una visione umanizzata e sensuosa, da cui ella pare cogliere in uno stato di attesa e di languido abbandono favori amorosi, quali magici rituali liberatori di una tacitata fisicità:"Era così-piccola-la barca/che vacillava giù nella baia./Era così-cortese-il mare/che l'invitava ad uscire!/Era così-ingorda-l'onda/che la succhiò dalla costa./Non l'avrebbero mai immaginato, le vele maestose,/che la mia piccola imbarcazione s'era persa!" e in un risvolto intimo di tentazioni e di purezze estreme, si rivela il suo poetare sensualmente larvato denso di turbinoso coinvolgimento: "Il mio fiume corre a te-/azzurro mare, mi vorrai ricevere?//Ti porterò ruscelli/da nascondigli umbratili-/Mare, ti prego-prendimi!"
...
Nel segno di un mito originario, natura ed arte si congiungono e si compenetrano. Come la vita nasce dall'acqua, derivante lo è il dipingere nella sua gestualità, un intingere nei colori... un attingere all'acqua. E dall'acqua mutevole nell'otticità dei suoi riflessi, nel suo perpetuo dinamismo, per ogni dove la sua chiarità diamantina osi la corsa ed il suo stare languente riverberi luminescenze di bianche lune, sgorga fra la parola leggera e l'uragano del canto eternata la voce poetica. Coglieremo così nel testo di Bachelard quella seducente malia di suoni ed immagini che fu per lui il principio acqueo, fascinazione e studio della reverie lirica:" Basterà un vento della sera/perché l'acqua che si era fatta muta/ riprenda a parlarci... /Basterà un raggio di luna/perché il fantasma cammini di nuovo sulle sue onde." E sempre sarà melodia e accento di un verso il sinuoso fluire d'acqua, laddove entro mobili rifrazioni leggeremo l'identità melanconica e toccante del suo effimero, nel vario simbolismo...poeticamente.
Carla Benecchi
Riferimenti:
J.L.Borges (Arte poetica) Meridiani Mondadori, E.A.Poe ( Terra di sogno)-
S.Mallarmé (Hérodiade)- P.Claudel (Connaisance de l'Est/ L'uccello nero nel
sole nascente) - "Psicanalisi delle acque" G.Bachelard Ed. Red, G.
Flaubert (Novembre) Ed. BIT, Anais Nin (La casa dell'incesto)
Ed. Feltrinelli, E. Dickinson (nr. 107) "Silenzi" Barbara Lanati/ Ed.
Feltrinelli- (nr162) Meridiani Mondadori.
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