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Bella Achmadùlina (L. Moretto)

21 settembre 2008

 
LA VOCE DI UN’EPOCA
 
 
Bella Achmadùlina
 
Premio LericiPea 2008 per l’opera poetica


 
 
A nuovi, più ampi orizzonti si è aperto quest’anno il Premio di Poesia LericiPea giunto alla sua 55° edizione: ‘Premio LericiPea in Russia’ sotto l’egida del Presidente della Repubblica e con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca.
 
Grande festa dunque il giorno 13 Settembre a Lerici in onore di Bella Achàtovna Achmadùlina che viene ritenuta  oggi – e non soltanto in Russia – la poetessa più acclamata, più recitata, più amata: delle sue poesie i giovani russi hanno fatto canzoni, buona parte dei suoi coetanei si dichiarava follemente innamorato di lei, della sua bellezza, custodendone la fotografia come qui in Occidente accade (o accadeva) per le star del cinema. Una sorta di divismo letterario.
È noto del resto che in Russia i grandi recital di poesia avvenivano sui palcoscenici o negli stadi di fronte a migliaia e migliaia di persone entusiaste di applaudire i versi di Achmadùlina ed Evtusenko, il loro grido di libertà dopo decenni di assordante silenzio.
 
Di lontane origini italiane (si sa che il suo bisnonno materno, di nome Stoppani, suonatore di organetto, volle tentare la fortuna nella terra degli Zar. E dovette trovarla se decise di rimanervi e di cambiarsi il nome in Stopàn), Bella Achmadùlina nasce a Mosca il 10 Aprile 1937, anno in cui si celebrava il primo centenario della morte di Puskin. E l’opera di Puskin aleggerà, in tutta la sua tensione lirica, nei versi di questa nobile rappresentante di una Russia millenaria, ricca di tradizioni e di vivificanti antinomie contrassegnate da passaggi d’epoca, come pietre miliari per la storia dell’umanità intera.
Le travagliate vicende che lacerarono la vita del suo paese nella seconda metà del Novecento hanno trovato in lei una testimone di eccezionale valore artistico, una voce che si è alzata sicura – soprattutto negli anni in cui ciò comportava un notevole rischio a causa del rigido controllo cui erano sottoposte manifestazioni, spettacoli e libri - a rivendicare  la dignità e l’autonomia dell’artista.
 
Esordisce all’inizio degli anni Sessanta con il libro intitolato ‘La corda’ (1962) che rimase clandestino fino agli anni ‘80. Iscritta all’istituto letterario Gor’kij venne espulsa per scarso profitto in marxismo-leninismo e poi riammessa in quanto stava diventando, per i capi della cosiddetta dirigenza, sempre più difficile chiederle conto delle sue azioni data la enorme popolarità di cui già godeva. I suoi versi apparivano allora sporadicamente in riviste ma soprattutto si diffondevano attraverso i circuiti clandestini del Samizdàt contribuendo così ad alimentare la sua leggenda.
Quale musa di una prestigiosa tradizione poetica, è del tutto naturale che nelle liriche di Bella Achmadùlina compaiano con eccezionale trasporto i grandi del passato, in una sorta di autoidentificazione, presenze vivide quali Borìs Pasternàk, Osip Mandel’stam, Marina Cvetàeva, Anna Achmàtova… Molti e toccanti sono i versi ad essi dedicati.
 
Nel corso di un’intervista rilasciata qualche anno fa Bella Achmadùlina parla del senso di responsabilità del poeta rispetto alla pagina, alla carta, al  foglio bianco e aggiungeva di essere timida di fronte ad esso così come lo è un pellegrino dinanzi alla soglia di un tempio, così come lo è una vergine quando abbassa gli occhi di fronte all’amante. Un modo per dire che la carta può accogliere tutto. Di qui l’urgenza di un atteggiamento di grande rigore morale e di profonda consapevolezza.
Altro tema assai caro alla sua poesia è quello del ‘mutismo’ inteso come impossibilità di scrivere nel momento in cui diviene pressante il
bisogno di riflettere specialmente – disse durante la medesima intervista – ‘dopo ogni mia apparizione e recita in pubblico: perché il vero posto di un poeta è a una scrivania’.
Per concludere: grande interesse ed emozione ha suscitato la presenza a Lerici di Bella Achmadùlina che con  voce vibrante e drammatica ha recitato alcuni suoi versi ripresi poi magistralmente in lingua italiana da Pamela Villoresi, un’attrice da sempre innamorata della poesia russa e in modo speciale delle grandi poetesse del passato quali Cvetàeva e Achmàtova.
A proposito di quest’ultima, una poesia particolarmente ricca di pathos dal titolo ‘Fotografia’ (dalla raccolta ‘Lo giuro’) si conclude con questi versi che davvero hanno commosso fin quasi alle lacrime tutto il pubblico presente alla cerimonia di premiazione a Villa Marigola.
 
 
 
Com’è fresco, com’è presto sulla terra.
Concedile una proroga, tempo!
Lascia che finisca di scrivere: ‘Anna
Achmàtova’. E che metta il punto.
 
 
Luciana Moretto

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