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Barreca Giuseppe - "La giostra difettosa"
27 maggio 2009
LietoColle - Collana Erato
Le poesie di Giuseppe Barreca giungono al lettore per nostalgia e semplice empatia, lasciando intravedere un impianto etico di vera sostanza. Testi che sono prima di tutto domande poste da un'esistenza messa alla prova da una continua autoanalisi, che non risparmia l'introspezione. Una ricerca che il giovane poeta compie sempre con minuzia e devozione di sé, con una pudicizia degna di nota. Non c'è, infatti, spazio né per la confessione, né per la compiaciuta esaltazione estetica della sofferenza, ma ogni verso è misurato e composto rispettando una evidente mediazione letteraria che lo rivela (oltre che filosofo) anche studioso di una tradizione classica della nostra letteratura.
[...]
direttive scritturali che Giuseppe Barreca mette in campo con forza e rigore, lasciando cogliere un progetto che sicuramente segnerà il suo restare nella luce.
Alla poesia il vero domanda pegno e da questi versi il debito sembra essersi già quasi esaurito del tutto.
dalla prefazione di Stefano Raimondi
I
La memoria e le sue filiazioni
Partenza ed arrivo
C'era vento, quando lo accompagnarono
alla stazione.
La folla ondeggiava perduta
al fischio del capotreno,
alle porte, automatiche,
in un baleno chiuse su quegli occhi
che ambivano un ultimo sguardo.
Il segnale verde fu l'ultima occasione
per scrutare i finestrini lenti,
ma già sigillati.
Nessuno seppe naturalmente dire, poi,
nella confusione di un ricordo condiviso
da troppe memorie, se era la partenza,
quel giorno, o l'arrivo.
Ultimi istanti
Non fu un attimo solenne
né accorsero allarmati
camici bianchi, prefiche
o lacrimosi parenti astanti.
Si spense nella notte
il filo del respiro infinito.
Furono stelle d'inverno,
testimoni. E un cattivo fratello
aveva i piedi nelle ciabatte non sue.
Un trillo di cellulare notturno
spense il cruciverba insonne
della disumana cognata.
Incroci di telefonate scontate
brillarono sul tappeto di oscurità
in quegli attimi silenziosissimi.
Nessuno rispose.
Contava il trillo, non la voce.
II
Camminando verso un altro Sé
Verranno alberi e animali
Verranno alberi ed animali
dalla terra alle onde del cielo:
in un lampo moriranno i silenzi.
E saranno le voci assenti degli altri,
sarà la quiete che si polverizza
a coprire d'oblio strade e paesi,
emozioni passate di moda...
Non vedrai le tue mani nereggiare
come rami grondanti piogge acide,
come monumenti di eroi antichi
che parlano un linguaggio straniero.
Non ha senso parlarti, lo sappiamo,
sei morto troppe volte per comprendere
il rumore che la vita produce,
lo sciabordio delle illusioni terrene.
Nella vallata
Una biscia sull'asfalto bagnato.
Schiacciata da un piede, una ruota:
hai volto gli occhi dall'altra parte,
quasi un presagio funesto.
Si sentiva il soffrire della vita
percorrere impalpabile la vallata:
nella foglia che agonizzava,
nel ramo troncato dal vento,
nell'uccello sconfitto in amore,
che gridava, impotente, vendetta,
nella biscia che non volesti guardare.
III
Luoghi, paesaggi, non luoghi
L'odore di maggio
Rimane di maggio soltanto l'odore
e un cielo indistinto
dimenticato nella pioggia sospesa.
La bocca e le gambe
come fiori invitanti.
Passioni di un maggio
che sembra aver fretta di passare.
E la notte si chiude
in un guscio di silenzi.
Il saluto soffre l'assenza
e di maggio adesso rimane
davvero soltanto l'odore.
Vacanza in Istria
I
L'uomo nuotava nell'acqua cheta e bianca,
che trasportava ricci con la risacca
e si spegneva arrogante
contro scogli aguzzi, sdrucciolevoli,
colmi di spine per le mani,
per i piedi...
Era l'odore di ragazze nude a metà,
stese al sole nello scintillare salato
di un settembre estivo, a distrarlo?
Era l'odore della sua compagna,
della sua pelle colorata di calore,
stesa a prendere sole e vento,
al limitare di cespugli e sterpi,
che sconvolgeva quella calma senza parole?
Non poté scoprirlo mai in quei giorni.
Quando tornava a nuotare nell'acqua tiepida
lo avvincevano l'odore del mare affamato di aria
e la vista degli amori altrui che scoppiavano,
popolando asciugamani colorati
di parole dolci e creme solari lascive.
IV
Un'esistenza e le sue parole
Un paio di parole
A volte vorrei nasconder me stesso,
la mia vita,
tutto quello che ho e che desidero
dentro un paio di parole.
Non importa quali: conta che ci siano,
o che io possa trovarle, e scriverle.
Non so però se troveranno mai una casa,
i miei desideri sparsi.
E dunque, com'è difficile trovare due parole!
Forse dovrò costruirmele io, pietra su pietra,
costruire da solo il tetto, i muri
e forse un giorno accorgermi
di aver scordato qualcosa:
una finestra non verniciata,
la maschera dell'interruttore della luce
o il lucido per gli ottoni delle maniglie.
V
Verseggiando in libertà
La promessa
Tacciono le tue parole, lontane,
e volano senza toccarti
i miei pensieri a briglia sciolta.
Da lontano tuona felice
il temporale di luglio,
e copre la tua voce assente,
baluginante nel ricordo,
con lampi incerti di noia.
Non saprai quel sentire per te che segreto
è al tuo cuore; è un pensiero
un regalo che lumeggia invano
alle tue palpebre chiare.
È la promessa che solleva foglie d'emozione,
e si lascia l'estate alle spalle.
La lotta delle idee
Si rompe il guscio delle idee. Cadono nello scarico.
Per una goccia di vanità, si accapigliano,
mentre muoiono gorgheggiando senza accorgersi
dell'abisso oltre il lavandino.
Si disputano, le mie idee, l'ultimo verso buono,
l'ultima assonanza che suona bene.
Per non sfigurare. E annegano nell'indistinto
nero dell'inchiostro che le trafigge.
Creando soltanto, senza colore, le idee autentiche
non possono che affogare.
Giuseppe Barreca è nato a Reggio di Calabria nel 1974; presso l'Università degli Studi di Milano ha conseguito laurea e dottorato in filosofia morale.
È stato tra i poeti premiati con Menzione d'onore per il Premio Lorenzo Montano, edizione 2007, sezione "Raccolta inedita" e tra i selezionati nel Concorso "Opera Prima" LietoColle 2008.
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