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Assiri Alessandro - "quaderni dell'impostura"
21 giugno 2008
LietoColle - Collana Aretusa
Premio Lorenzo Montano 2009 - 23^ edizione - "Opera edita"
Premiato con Segnalazione
traccia un percorso, un andare, per paradossi, slanci e arretramenti, al cuore dell'impostura, al cuore della scrittura.
Il linguaggio di Assiri è secco ed essenziale, .....
Ognuno di questi testi è concluso in sé eppure strettamente connesso agli altri, in un incedere dialogico di domande, risposte e smentite da cui nascono nuove domande. Assiri si pone in ascolto delle cose
Assiri tende a riconoscere nelle cose, nella loro immobilità, nel soffio che genera una parvenza di vita, la propria stessa irresolutezza, il proprio stesso attendere, che si alimenta di sé, senza aspirare ad alcun compimento.
Chiara De Luca
Un disagio che sgomita, arrotolata l'anima e confonde trascendere ed esistere... una storia di piccolezze e impedimenti, una debole miseria, pallida anomalia... in qualche istante dove non ti vedo nemmeno se ci sei, dove volersi è solo inganno o forse parodia.
C'è una strano senso nella fedeltà, un ancoraggio a un'incertezza, un'apparizione timida di una speranza. Sentirsi attratti dal rimanere crea una sorta di permanenza e l'attenuarsi della distanza passa in ogni istante, dove il crederci è il primo pensiero.
... è un inutile va bene, traccia in evidenza, scappatoia di semplicità, perché dici dalla larghezza di un sorriso e quel che voglio, che non ho compreso. Pretendo e mi piace ricordare, quel che ho salutato restando sui gradini e quel che non mi ha fatto male, solo nota di un discorso, un buffetto, un diversivo.
Il profumo dell'appena compiuto, quando ancora non ci si attende conferma e l'aria si muove nella scia dell'ultimo fiato, dove ancora il futuro non ha novità. Mi biasimo appena per avertelo detto, tento il rifugio in un saluto interrotto, poi si spezza di nuovo la catena sottile e gli occhi furbetti non lo mandano a dire.
Siamo in troppi a credere che ascoltare ci redima, una specie di sovraccarico da portare sulle spalle, illudendoci di essere assolti, solo per aver portato qualche peso.
... e mi compiaccio di questa melensa umiltà, di questo rammarico indistinto, dove nessuna speranza è più riposta nel futuro. In questa contesa, dove scontiamo parole per fabbricare poesie, dove sopravvivere è solo alibi, gratificazione per i nostri sogni indisposti... e detestarsi comunque per questa stanchezza.
... è vero avrei dovuto essere più intransigente, raccogliere quella molesta fermezza e buttarla lì, in frasi arroganti, dove parole importune volano come pietre. Ma ho sempre amato la meraviglia dei verbi malati, la gioia del dialogo sbocconcellato, dove le sillabe tentano di essere, e non di mediare apparenze.
Da ciò che temo mi distacco per rifugiarmi nei luoghi del consono
gli spazi abitati di cose, di distanze conosciute
e un balcone dove godere il plenilunio
se è vigliaccheria magari me ne frego
di ogni esperienza dove non grava un capriccio, ma solo mare in odor di
burrasca.
... e questa gentilezza che non appartiene alla primavera rigetta il suo fare melenso... resto a sbirciare i miei guai, piccolezze. nel fondo di parole che si infrangono.
Ti ho rincorso solo per guardarti da vicino, non avevo nulla da darti, nemmeno una scusa
... ho un malessere da solaio, sono troppo impolverato... desidero un recapito che non diventi un soggiorno.
Non ne guardo mai la fine, quasi per rispetto, come se la dissolvenza fosse un atto privato o un qualcosa da consumare in solitudine
per l'avversità verso le sequenza trite, mi allontano di due passi, al confine esatto tra l'inutile presenza e il mostrare le spalle
ho immaginato un futuro, nello scorrere lento dei titoli di coda.
... ma capire è un'impotenza di fronte alla debolezza dell'agire, un esercizio di stile, un'inutile frivolezza..
negli anni veloci manca il tempo per fare, per dedicare il tempo a elogiare l'errore, per svegliarsi al mattino con un cattivo sapore.
In questo buco di mondo, in questo autoesilio che mi sono imposto, così lontano da i rumori di ogni festa.
In quei momenti arroganti dove non si impara niente, ma si intuisce che piccoli istanti fanno sempre la storia, vorrei il suono della piazza a coprire il rumore di questo deserto.
... e nel rammentarmi un giorno la favola alla quale non ho partecipato, racconterò di te e del timido tentativo di un bacio... come la sabbia sopra le guglie, o altri imprevisti.
... e adagio, come quando manca un pizzico di vita, o come amici ci si abbandona ad un abbraccio che sottolinea gli sconosciuti che si rimarrà per sempre
con tutto quel candore che si riserva quando non si vuole esaurire il momento
con tutto il timore che sovviene per aver scritto solo parole inutili.
Non sono più lì dentro, sono già via, ho in bocca il sapore di una vacanza interrotta, di un ringraziamento frettoloso. Organizzo qualche miglioria e trovo la forza di scartare di lato, mi appoggio a una mania, a una nuova collezione. Descrivo.
Non in tutti i silenzi si cela la pace e di tutto ciò che ci è caro non abbiamo
notizie.
Una sorta d'ingordigia caratterizza ogni appartenenza, una brama di possesso che soggiace all'illusione di tutto quello che pretendo come mio... e che strano turbamento questa avidità che spinge per ottenere, come un insaziabile delirio, di chi mendica carezze solo per potersi compiacere.
A sparire destinato
in procinto d'orizzonte
un punto piccolino che prima era una nave
singolo momento di avvenute circostanze
nessuna magia solo poche parole in corsivo, una nota per dovere, la scomparsa
dell'autore.
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Immagini di Massimo Saretta
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La scrittura di Assiri è un viaggio indescritto da paesaggi ed eventi.
È composto da ascolti spesso assordanti oppure da abbandoni in stazioni di stasi, ma c'è sempre, in ogni caso, un avanzamento paradossale: quello della volizione. Materia più sottile della volontà e disincantata, che nel suo caso, assume una sostanza etica del desiderio e lo stimola ad un auto da fè, dove restano dita senza prensione a giocherellare oppure membra dinoccolate nel gesto snervato delle parole.
I Quaderni dell'impostura sono dunque questo andare per stimolazioni progressive, additive ad un'anima, la quale, pur udendo risuonare le lontananze di Paul Celan, va ancora ad addentrarsi nella propria voce notturna.
Alberto Mori
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