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Antonio Ligabue: I colori dell'anima (C. Benecchi)
19 ottobre 2008
MILANO- PALAZZO REALE
Antonio Ligabue
20 giugno - 4 novembre 2008
La mostra Antologica
"Ligabue- l'arte difficile di un pittore senza regola"
presenta una vasta collezione di opere. Duecentocinquanta capolavori tra cui oli, disegni e sculture, incisioni e puntesecche. Numerosi gli autoritratti- intensi i primi piani di felini e belve predatrici- un bestiario avvincente-
Bucolici paesaggi padani e svizzeri - nordiche atmosfere siberiane.
***
ANTONIO LIGABUE
" I C o l o r i d e l l' A n i m a"
Cura la mia follia con le parole
sennò lasciami alla serena notte
dell'anima che eterna dura oscura
G. Lorca
Come in ogni artista borderline, inevitabile è il ricucire anche per
Antonio Ligabue uno spaccato biografico che non sia se non pregno di un
pathos così lacerante. È da un infanzia difficile e tormentata da instabilità
familiari che il suo background sviluppa espressioni caratteriali fortemente
anomale innescando in lui uno stato di perenne complesso a rapportarsi con
l'esterno, una frustrazione mai vinta, insediato dagli incubi infantili che lo
manterranno sempre ai confini della realtà, a reiterarsi per il resto della
vita in quella "Cage aux folles" con segni ed atti di
autolesionismo. Riconosciuto nella storia dell'arte come il genio misantropo
del secondo dopoguerra, dopo un'infausta quanto dolorosa esistenza in
condizioni di precarietà e aleatorietà sociale, visse in uno stato di
apolidismo mentale per quel senso di mai appartenenza e al paese che gli diede i natali, la Svizzera tantomeno a
quell'Italia padana, nel tratto compreso fra Mantova, Reggio Emilia e Parma,
teatro del suo errare senza meta che conobbe infine stanzialità a Gualtieri in
una baracca sulle rive del Po.
Je me coucherai sur la terre/ et je dormirai comme un chien...
scriveva Baudelaire nei Suoi fiori del Male... E lui - il Pittore folle - aveva davvero per giaciglio due balle di fieno entro cui ravvolgersi con fonda ossessione, cercando l'ombra del sonno che non veniva, il grembo materno mai conosciuto, la notturnità vasta come l'infinito per cavalcare Pegaso, il cavallo alato simbolo di evasione, elevazione completamento.
Piccolo, sgraziato, dalle mani nodose, e dai grandi occhi luttuosi che esprimevano una vuotezza incolmabile, nomade per volontà e destino, orfano di qualsiasi modello di riferimento, egli intuisce l'arte a imitazione della vita. Dipingere è l'unica chance di comunicare, l'affermazione di esistere, di uscire dal solipsismo. Dipingere senza velleità artistiche né ambizioni di successo, solo barattando tele per il sostentamento quotidiano. Dipingere con il caparbio desiderio di dare luce e forme alla natura di cui sentiva una grazia struggente, amabile come una materia mutevole.
Nella loro indagine psicoanalitica, scrittori e filosofi quali Bataille e Lacan, giunsero alla diagnosi che in campo di patologie mentali, l'impossibilità di emergere da conflitti alla base d'ogni forma d'immaginario, determina comportamenti disfattistici e autodistruttivi, la cui solvenza si gioca sulla rimozione o sul transfer applicati all'attività creativa. Nel caso di Ligabue, che non conosce i tormenti intellettuali, egli fa del suo demone visionario il mezzo per esorcizzare le proprie paure ancestrali, trasferendo nella pittura la realtà di un habitat a lui più consono.
La natura, le sue foreste immaginarie acuite di accese cromie, la
passione per gli animali che andava oltre la conoscenza della loro anatomia.
Animali esotici, feroci, domestici. In essi identificava il proprio Sé - furore
rabbia aggressività- tradotti in risse o in stati di pacificato idillio -
eccessi estremi di eccitamento maniacale o di malinconia. Quel sentire emozionale,
istintivo a creare una Liason fra il
proprio Io e il cosmo. L'esotismo debordante sulla scena dei suoi dipinti
suggerisce una sorta di visionaria drammaturgia in cui le pulsioni primarie
divengono protagoniste assolute.
E nei numerosi dipinti di leopardi in lotta con scimmie, tigri e gazzelle, Aquile con volpi, scontri di galli e Tigri reali con fauci spalancate in atteggiamenti terrifici, dal taglio munchiano- lo scontro belluino al di là sempre di un'araldica figurazione, esalta un tema primario di grande valenza simbolica. L'identificazione del pittore nell'immagine ferina predante o predata, vincente o sottomessa prefigura tensioni arcaiche nelle quali si riconosce sempre un perdente. E là dove la sua realtà non ha modo di concretarsi se non trasfigurata, quello diviene il suo mondo, l'astrazione dal vero per vivere in un Koinè dove recitare da protagonista assoluto.
Un'ombra...
tutta la pena del mondo. E il mio amore addosso/ come una bestia nuda... (Eluard)
Così
come negli autoritratti a divenire
spettatore di se stesso, in un ripetersi ossessivo maniacale, narcisistico. Lo
sguardo obliquo, diffidente, ruvido, raramente diretto per quel riflettersi di
lato della sua effigie ritratta lungo l'argine del Po o nelle schegge di uno
specchio quando l'inclinazione di luce
gli permette soltanto un senso prospettico limitato. La posa è sempre di tre
quarti a mostrare il lato destro del viso e del busto. Si racconta cominciasse
sempre dall'occhio a riprendersi, il centro generatore irradiante dell'intera
figura, l'organo che secondo Artaud è
in grado di liberare il corpo dall'anima. E lui pallido e scarnito, dallo
sguardo sempre obnubilato in cui affogare
quell'inguaribile disperazione, un
vuoto attonito, mai un piccolo quanto
di luce, sempre un che di allarmismo nei tratti tesi del volto, insediato tra
le pieghe delle rughe, inscritto sull'ampia fronte a volte contusa per propositi
suicidi, segno di un interrotto travaglio esistenziale.
Vasto
il suo universo creativo: dagli oli alle sculture riproposte con eguale
persuasione espressiva senza quella
veemenza cromatica di cui possedeva istintivamente il segreto,
dalle terrecotte
modellate con l'argilla del Po che lui stesso masticava prima di plasmare con
gesti violenti in forme dinamiche e vibranti, di vivace e immediata resa
plastica essiccate all'aria, alle incisioni e ai disegni, opere autonome senza
studi preparatori. E nel suo bestiario gli animali sono definiti da tratti
nervosi, calcati, frammentati, deformanti il reale in masse e volumi, luci e
ombre, movimento e forza.
Veri protagonisti restano i colori, in una vivida alchimia di tonalità, (l'azzurro intenso steso a pennellate larghe per i cieli, terra di Siena e ocre per il suolo, verde per gli arbusti), dalla manipolazione garbata delle prime opere a una cromatismo acceso luminescente esternante il proprio dramma esistenziale mediante la configurazione dell'aggressività ferina.
...
Ligabue, m'era sembrato qualcosa di umano da raccontare per parole e immagini.
L'avevo raggiunto a Gualtieri e stanato da una macchia del Po in cui sagomava cavalli da tiro con l'argilla. Il caldo massacrava. Più Toni faceva giumente di terra, più il solleone gliele spaccava a colpi di dardi: gli restavano sempre briciole, secche, arrabbiate. Toni ruggiva. Levava i pugni, rossi e lerci di fango verso il disco del sole padano e lo malediceva in tedesco, i piedi affondati nella sabbia. Poi correva a casa- al manicomio o ospizio di mendicità, qualcosa per relitti del vivere, comunque - e riabbrancava i pennelli. Rabbrividendo di inquietudine, ricominciava a farsi un autoritratto: Toni trasfigurato dalla barba. Toni con le mascelle inchiavardate, Toni con l'occhio a bambola. (Giorgio Torelli)
...
In
ogni sua tela, dai fiori, ai paesaggi, dagli animali, alla ritrattistica, la
natura tutta diviene in continuum, ricerca di una perduta dimensione
edenica tanto similare alla golena del
Po, quel tratto di pioppeto disteso fra
l'argine maestro e il grande fiume che travalica la realtà per farsi jungla,
intrico d'alberi, groviglio di fogliame dalle cromie smeraldine, baluginio di
fossi, tramonti tempestosi e albe arrosate. In quella dimensione panica, nel
ventre di una natura amica la fantasia delirante del "Bon Sauvage" percorre in
un viaggio iniziatico mete solo a lui conosciute. Lì tra umori fluviali e suoni
e stridii a lui solo intelligibili si compiva la sua educazione sentimentale. E le notti nei freddi pagliai, bagnato di
poca luce, avvolto in un immane silenzio d'attesa tornava a volare fra gli
animali della foresta, animali più intuiti che visti di là dalla lontana linea
dell'orizzonte che il giorno dopo sarebbe tornato a dipingere imitandone il
verso, in quella bassa Padana respirata nelle brezze, aspirata nella nebbia,
sentita nel vento ... e forse a tratti la
sua anima anche, sarebbe ripresa a svolare, colorata come certe farfalle
appuntate sulle sue tele e il suo urlo si sarebbe fatto canto, inno alla libertà,
libero.. libero dalla sua follia.
Carla Benecchi
Dal 20 giugno al 4 novembre 2008
Antonio Ligabue
L'arte difficile di un pittore senza regola
Palazzo Reale - Milano
Orari: lunedì dalle 14.oo alle 19.30
da martedì a domenica: 9.30- 19.30
Riferimenti:
Art Dossier - Ed. Giunti * Ligabue come Van Gogh - Ed. Etalgraf ( Torelli 2005) *- Ligabue (Ed. A. Agosta Tota)
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Calendario eventi
- venerdì 03 settembre 2010Como: Fabiano Alborghetti
- sabato 04 settembre 2010Como: Davide Fent
- domenica 05 settembre 2010Gonzaga: Silvia Rosa
- sabato 11 settembre 2010Mantova: A.M. Farabbi
- sabato 11 settembre 2010Camaiore: cerimonia Premiazione






