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Antologia "ORCHESTRA - Poeti all'Opera" numero due
21 giugno 2008
LietoColle - Collana Aretusa
Annunciato durante il 2° Festival della poesia italiana – Montiglio in Poesia – sett. 2005 , per riconfermare l’attenzione dell’editore verso gli autori del catalogo LietoColle finalizzata ad incrementare la promozione e diffusione anche in tempi successivi alle singole personali pubblicazioni, il progetto ORCHESTRA – POETI ALL'OPERA, avviato con il numero uno diretto da M. Cucchi , prosegue con il numero due dove il direttore Giampiero Neri ha armonizzato dieci orchestrali.
Direttore d’orchestra
Giampiero Neri
Autori/Orchestrali:
Meeten Nasr
Mariacristina Pianta
Marco Vitale
Paolo Rabissi
Pietro Berra
Alessandro Broggi
Victoria Surliuga
Alberto Teodori
Renzo Vidale
Luisa Colnaghi
*
In copertina: composizione di Nevia Gregorovich
*
Sono voci molto diverse tra loro, nella forma e nel modo, a imitazione dell’incomparabile diversità della Natura, che però trovano in alcuni momenti, particolarmente di tema esistenziale, una larga convergenza di esperienze e di ricerca espressiva.
Sulla comune condivisione di questi momenti, come il lettore vorrà notare, si fonda dunque l’unità di questa raccolta.
Giampiero Neri
Meeten Nasr
NAVIGLIOMariacristina Pianta
Dalla finestra in alto sulla ripa
fisso lo sguardo al flusso del naviglio
che trascina scuri grumi di ramaglie,
insetti morti e torvi altri messaggi.
Oleosa, compatta, solidale
è l’acqua nel riflesso dei fanali
che riluce brunita come freccia
conficcata nel fianco di Milano.
Ma dove vai, mia vena, nostro Stige
che ci trasmetti l’eco dei viadotti,
il cigolare di ferrigne chiuse,
aspri sentori di risaie e d’orti?
LE MOTTEMarco Vitale
Scure nuvole sulle montagne,
spariva nel fitto bosco il sentiero.
Ripetuto il suono della pioggia
scandiva grave un ritmo.
Nitida immagine, il colore
divertito di un giorno
oltrepassa il muro di anni.
PORTA ROMANAPaolo Rabissi
Due passanti due cani
un’automobile assonnata e questo
è tutto al mattinale
crocevia, domenica
otto agosto
Milano sente un temporale
che si sfoga più a nord lungo il disegno
velato delle prealpi
e vibra come acutamente l’aria
deserta anche del tuo ritorno
Tu ricordo pensiero
immagine riconducibile
a un tempo caro immutato
DICI CHE A PARTORIRE FEMMINE E MASCHIPietro Berra
dici che a partorire femmine e maschi,
nei tempi immemorabili,
vi accucciavate sulla nuda terra,
dimodoché la nascita
tracciava la prima verticale
dall’alto verso il basso della vita.
Questa la memoria prima che c’è rimasta,
della discesa da un cielo provvido,
chiamati a rimboccarci le maniche.
RUBAGALLINEAlessandro Broggi
Si sposarono l’11 novembre del ’39
la cameriera di Chiasso e il ciclista
di Cernobbio. Forse un residuo credito
all’uomo della provvidenza, alla blitzkrieg…
Forse l’officina meccanica ben avviata
o un presunto diritto alla salvezza
del secondogenito di madre vedova…
Fecero il nido da questa parte
della frontiera.
Lui tornerà quattro anni dopo
con la malaria. «Andate a morire
a casa, se ci arrivate»,
li aveva congedati il capitano
giù a Napoli. Del gruppo di sbandati
ricordava soprattutto il pittore Morlotti
fenomenale rubagalline.
ARGOMENTI
un buon concorso di cause
nelle intenzioni e se anche fosse
è solo una semplice opinione
che allo stato non sussiste
date certe condizioni
non ti sai esprimere molto bene
oppure adesso in tutto e per tutto
è soltanto un’impressione
se la costa del texas si aprisse sul lago maggioreAlberto Teodori
potrei uscire di casa e sedermi sulle panchine
vedere uno spazio chiuso e una scheggia di cielo
non i diecimila chilometri tra i continenti
tempero le matite sperando che diventino remi
posso sfogliarle per anni seduta a scrivere
sempre dirò le cose sbagliate a mia madre al telefono
Si posano melodie ovunqueRenzo Vidale
ma tu doni voce a silenzi assoluti.
Il vento conduce passi
sulla soglia dell’invisibile.
Ascolto spesso in una conchiglia il colloquio
delle onde con lo sciacquio sugli scogli
ma mai ho ascoltato l’infinito
se non nei tuoi occhi.
Contiene il mondo una pupilla
e la luna e le stelle sono satelliti.
Niente è l’abisso che colma il vuoto
dopo l’assenza.
Conto i minuti ma mi sfuggono.
ISABELLALuisa Colnaghi
Isabella, dopo anni
a patire il freddo del dopoguerra
in via Beatrice d’Este
nelle case di legno del Comune,
entravi quasi in punta di piedi,
tenendomi per mano,
nel palazzo nuovo del piano Fanfani.
La giornata era fredda e buia,
ma la lampadina illuminò la sala vuota
come le luci di Natale piazza del Duomo.
Seduto per terra mangiavo le castagne
che tu mi offrivi piangendo.
Dicevi che nel vuoto della campagna
la luce della finestra
si sarebbe vista anche da lontano.
L’AURORA
Eos, sorriso del mattino,
bella e veloce scende
dai cieli, porta
il raggio di Dio,
nel tempo.
Sul viso i colori di Helios
e la luce azzurra di Selene,
gira con i quattro venti
l’universo sconfinato
nella giostra del tempo.
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