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Agustoni Nadia - "Il peso di pianura"

LietoColle - Collana Aretusa

Progetto “Essentia” (*) n. 2  a cura di Piero Marelli

 

La scrittura di Agustoni è potente e decisa, essenziale e sostanziale. Una nuova raccolta per la poetessa bergamasca che conferma nella qualità gli ampi riscontri già ottenuti con precedenti pubblicazioni, e nell'incisività del verso la stretta tessitura tra pensiero e parola.

 

 

 

dalla sezione

COSA VUOI CHE DICA LA POLVERE

 

cosa vuoi che dica la polvere

 

 

i diari dell’olocausto mi fan venire in mente

edipo a colono con la giovane antigone

che da la mano a un cieco e nient’altro.

non una parola li segue, solo un vecchio

e sua figlia e i segni del vuoto intorno a loro,

lo spavento delle genti che in segreto

vedono la ragazza come un toro

e la corsa nella polvere con un dio che le urla dietro

di fermarsi: “è una ragazza, non può raspare la terra fino alle tombe”.

ma non capiva la sua risposta: “va via! la polvere

cosa vuoi che dica la polvere, qui viviamo,

qui moriamo, un dio non ci ha salvato[1]”.

 

 

 

uomini-foreste

 

 

l’animale fuggiasco e lumini-astri

fabbrica-stella appesa al gesto

il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi

si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina

l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica

e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure

ogni voce racchiusa dietro speranza

e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.

 

 

 

dalla sezione

IL PESO DI PIANURA

 

 

 

tendere l’arco

 

 

resa non c’è del tempo che l’infinito

ci inchiniamo – bianco zen di parole –

tendendo l’arco, scoccando

più vicini al cielo già

immobile centro l’eterno

più in là una sillaba. 

 

 

 

altro esilio

 

 

nell’esilio t’è cura il bisogno

con ami in bocca ridi ogni epitaffio

catturi morte da orecchio a orecchio

l’ascolti tacere e quando intana verghe

o cuce neri cipressi sai che ha brume fugaci

e azzurri d’un male grande a vivere.

 

 

 

in terra propizia

 

 

le parole del bene

grandissima colpa

sbordano volti e muschio:

in terra propizia

ciliegio t’entra nel petto

fiorisce casa.

 

 

 


 

Nadia Agustoni (1964) vive e lavora a Bergamo.

Collabora a varie riviste e a blog letterari. È redattrice di Lpels “la po­esia e lo spirito”.

Sue poesie sono pubblicate in riviste e antologie.

Si è occupata (saggistica) di Etty Hillesum, Elizabeth Bishop, Kazimiers Brandys, Cristina Annino, Patrizia Cavalli, Alba Donati, Gianna Man­zini, Monique Wittig e altri.

Pubblicazioni di poesia:

per Gazebo Edizioni: Grammatica tempo (1994), Miss Blues e altre poesie (1995), Icara o dell’aria (1998), Poesia di corpi e di parole (2002), Qua­derno di San Francisco (2004), Dettato sulla geometria degli spazi (2006), Il libro degli Haiku bianchi (2007);

per Le voci della luna: Taccuino nero (2009).

 

 

Leggi l'intervista a Nadia Agustoni a cura di Marco Bellini

 


 

 

"Essentia"  è un progetto che intende aprirsi alle diverse realtà della poesia contemporanea non solo italiana, con un particolare interesse verso quei poeti che ricercano nuovi aspetti e possibilità di scrittura.

Nessuna preclusione, quindi, nei confronti dei diversi linguaggi poetici, nessuna specifica delimitazione, ma solo una totale disponibilità verso quella numerosa presenza di poesia che caratterizza il nostro tempo in modo sempre più pressante e probabilmente necessario per il significato oggi di scrittura poetica.

Tutto questo all'interno di un vaglio critico in qualche modo consapevole delle riuscite e anche dei problemi che tale fare impone e di come la nostra contemporaneità necessiti di essere ripensata in una condizione di parola ormai decisamente avviata a misurarsi con quanto proposto dalle diverse culture poetiche. Forse un sogno di un'unica poesia del mondo oltre le diverse lingue: il progetto si apre ai poeti-traduttori, nella convinzione che solo un poeta può garantire una rinnovabile fedeltà al testo originale, senza dimenticare la poesia dialettale, ormai attestata in un suo valore e presenza. E, infine, con molta attenzione anche alle opere prime, quando è possibile individuare in loro qualcosa in più di una semplice promessa.

 

Piero Marelli

***

Vedi nel progetto

Corrado Guerrazzi – Attraverso il molteplice (LietoColle, 2009)



[1] “un dio non ci ha salvato” è un prestito da Ultimo brindisi di Anna Achmatova

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