Adernò Sebastiano - "Per gli anni a venire"
LietoColle - Collana Erato
Sono montanti i versi di Sebastiano Adernò, sempre ben assestati. E non è a caso il riferimento pugilistico in quanto gli uppercuts o si incassano e portano ad una reazione, o stendono al tappeto: sta al lettore allenato, contestualizzato nella contemporaneità - meglio ancora - nell'attualità di una serie di relazioni sociali - individuare una propria strategia di reazione dopo aver assimilato i numerosi spunti di riflessione e di denuncia che l'autore offre in questa sua opera prima.
[PROLOGO]
la notte che il vino spezzò il collo alle marionette
si stava tutti in pianura col rintocco della paura
e uno zingaro dall’accento senza indirizzo
parlò di Michelangelo giunto al tormento alchemico
di creare il marmo, non distruggerlo
dei legami di carburi a cui sono ammanettate
le nostre caviglie,
e di quella volontà maniacale che i santi esprimono
nell’aureola,
degli astri e dei loro corpi sospesi e sottratti,
di chi per un credo asciugò con la schiena le percosse,
del cielo che non sopporta,
e della luna che detta morte
allora io chiesi al prete:
di quale lavoro mi dovrò riempire le tasche?
di ciò che ti importa – rispose –
essere onore dell’arcipelago in cui si smarrirono
molte menti
e mosso il passo
verso una montagna di sbagli e clamori
da lavare in mari profondi
strofinandoli sul dorso delle conchiglie
m’affittai il timpano di un suonatore sordo
per guardare, da quell’unica zattera
le stelle svolgersi come metallo infinito
così iniziò il mio viaggio
arrivando in tempo per mangiare
prima di esserlo
[IL CAMMINO DI ERACLITO]
voglio essere il discepolo
aprirmi
ad un viaggio d’avambraccio
estensione dell’utensile
come avamposto della forgia
di martellare
e urgente rimuovere le spore
e per iniziazione, porgere le tempie
ferite
di eterna rimarginazione
dove crosta – sepolta viva
alienazione
clausura della vita madre
e sesso delle caverne
sono segni
di un sole spento dall’intestino
passi
verso la mortificazione del polline
Estratto dal testo
[PER GLI ANNI A VENIRE]
stabilita la paralisi
occorrerà amalgamarne la testa
con forti dosi di concetto, capaci
di addomesticare ogni medusa,
riportando i suoi repertori
di serpi e sinusoidi
su un composto pentagramma di frequenze
architettato per milioni di teste assunte
in un pendolarismo ciondolante
tra l’infinita e perfetta lotta
di quella protesi del diaframma
che senza sforzi si contrae
e nel ritorno annuisce e si rilassa
[…]
la fascia che cinse l’alluvione
larga quaranta giorni di navigazione
imprigionerà il tempo
sulle punte di una mezzaluna
tentando di rovesciare i termini
di un incantesimo racchiuso
nel perfetto barcollo di un pendolo
con piagnistei, strozzature della laringe
turbe, impulsi concentrici sulle tempie
rumori che non è possibile
udire, sferzate
e ad ogni colpo, guadagni, margini
per adagiare un fulcro sotto la colonna,
facendo leva, divergendola quanto basta
dall’asse perpendicolare
con arrangiamenti dell’anatomia
nuove larghezze di banda
alterazioni del segnale amplificato a dismisura,
i sismografi della fisiologia recettoriale
registreranno un funzionamento anomalo:
il “rumore di fondo” degli organi
non verrà più sentito dal corpo come Sé
ma patologicamente interpretato come dolore, dolore
di uomini calanti come le loro posture
senza identità
come un finale senza fine
che farà di loro perfette antenne
del nostro imperativo, omuncoli
che battezzeremo
nel nome di un incompiuto ritorno,
parlandogli di una felicità a venire
e sempre in ritardo
allora le parole rigetteranno il significante
i fiori declineranno i colori in maniera differente
e tutto sarà smarrimento, anello
ai 48 fili di governo di un burattinaio
che affonda il naso nel suo proposito
mentre le mani
articolano suoni ventricolari
sono veicoli, schiera di opinioni
falangi che pregano
per l’intervento di due fattori:
il caso e l’esperienza,
circonvoluzioni differenti
per rimediare
a tutta la barriera di demenza
Sebastiano Adernò è nato nel 1978. Laureato in Lettere Moderne a Milano, con un iter formativo in Storia e Critica delle Arti, e una tesi in Storia e Critica del Cinema, il suo percorso si snoda tra poesie, video, concorsi letterari, reading e pubblicazioni. Sue poesie sono apparse in antologie. I suoi interessi spaziano nel mondo dell’arte. Negli ultimi anni è stato impegnato nella diffusione del documentario U stissu Sangu che è stato proiettato a Bruxelles, New York e in un tour per il Messico. Nel 2010 ha vinto il “Premio Ossi di Seppia” e si è classificato terzo al Premio di poesia “Antonio Fogazzaro”. Nel 2011 è arrivato secondo all’International Poetry Slam di Trieste. Ha un canale su youtube dove poter vedere ed ascoltare le sue poesie.
In copertina: Bolle Blu di Rosa Cerruto


