AA.VV. - ORCHESTRA-POETI ALL'OPERA N.3
LietoColle - Collana Aretusa
volume disponibile dal 15 ottobre 2010
Dieci orchestrali, scelti e diretti da Guido Oldani, producono armonie inedite su spartiti personali utilizzando differenti timbri.
Con ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA n.3 prosegue il progetto LietoColle teso a riproporre autori del proprio catalogo per seguirne le evoluzioni nella scrittura.
Orchestrali:
Sono, ancora questi autori, come faville scoppiettanti da un unico fuoco o api convergenti in un’unica arnia. Sono tutte immagini amleticamente precise di un equilibrio poetico che sembra indifferente ma invece è profondamente disposto alla immediata centrifugazione di sé. Ora i poeti, con i loro testi, dispongono di documenti identitari chiaramente esibibili e agevolmente leggibili.
Se penso alle antologie circolanti, qui siamo in una striscia di Gaza, come di un altrove, in una situazione di pace che non è mai garantita un attimo di più. Una nobile precarietà che è la cifra essenziale e vitale di questa antologia, di autori che sono tra i buoni meridiani e paralleli della nostra poesia insulare.
Guido Oldani
FOTOGRAFIA
Dirsi “A domani”
è un po’ come dire “Ti amo”
creare un sottile riparo
mentre intorno la pioggia
allarma, ed alluvionano le
tante parole innescate.
Il cuore duplica lo sforzo
votato alla pulsione plurale
e ci apparecchiamo al Noi,
al giorno in cui saremo
mattoni impastati per nominare
la Casa. Tutto nel silenzio
trama alla fiaba
che abbiamo imparato
e ora all’orizzonte è
in rada. Due corpi
siamo, solo uno
esposto nell’abbraccio
certo che vulnerabili
ci inquadra.
Alessio Alessandrini
PAROLA-FOGLIA
A Massimo Mori
una parola
una foglia isolata
dorata sotto il sole
una parola isolata
nel tessuto essenziale della frase
non necessaria insolita
al fusto verde fragile attaccata
folgorante nel sole
commovente nel gesto
parola-foglia sola
con le radici in fondo a custodire
quel segreto fondante
che la frase completa potrebbe rivelare
e la pianta compiuta
travisare confondere
foglia orfana
inusitatamente coraggiosa
timida parola ritagliata
decontestualizzata
foglia dimenticata dalla terra
piantina futuribile
sogno senza presente
e senza fondamento
parola / pianta / sogno
pianto del risveglio
Martha Canfield
CERTE FAVOLE
Caro Pinocchio
viemme a tròva quì,
nela panza der pescecane
sto a ripulì er silenzio birba
che nun se move.
Le bucie tua, quelle ciùche
come le mollichelle de Pollicino,
me ferorno trovà la strada
e nun sarorno l’esca der sangue.
Er mare azzuro sta lì a spettamme.
birba: birbante
ciuche: piccole
ferorno: faranno
sarorno: saranno
fionno: lanciarsi contro con impeto
Maddalena Capalbi
Si è sempre in attesa
per troppa nostalgia
o niente
Battono senza rumore le tempie
adesso che precipita la notte
e i corpi si allacciano indifesi
nell’arco di mistero che li oscura
Filamenti di nuca, labbra e sonno
si può restare così per sempre
Negli occhi una zolla rivoltata
per le rose
Maria Pina Ciancio
PADRE
Anche tu Padre nostro fondatore
seduto sugli scranni del silenziamento
hai ricevuto tributo dell’intera schiatta.
Unici, gli occhi tuoi,
son stati il mare Egeo
compreso nei racconti
oltre i silenzi cresciuti con canizie
indefinita nel numero degli anni.
Sonno inoltrato di stanchezza
mostri per l’abitudine agli amati,
l’assenza degli azzurri bulbi
come preludio d’eterna privazione.
Salvatore Contessini
Quando usciremo dall’incenso in fretta
Attilio Bertolucci
Non tarderemo a rientrare in chiesa
in quelle case che ne fanno vece
quando la vita di colpo lo pretende
che nome diversamente scegliere
per le stanze delle nostre preghiere
quando la sera ritorniamo stanchi
chiese dalle quali siamo assenti
nelle ore luminose del giorno
che attendono le pazienti rese
- dopo la fretta l’incenso del ritorno.
Antonio Fiori
ESERCIZI DI BILE (estratto)
Oh, Queneau
non basta più esercitarsi nello stile
come tu sapevi fare inanellando
notations, hellenismes, le contre-pettéries
e tutte le altre tue diavolerie
che si aprivano, inattese fioriture,
nelle terre inaridite che solcavo
con strumenti quasi umani zolla a zolla
prima di offrire a Cerere il silenzio
del raccolto germogliato dai miei semi.
Vincenzo Mascolo
ALFABETI
Vive nel gioco liberato alle sintassi l’essere
stratificato dei vocabolari aperti insieme,
la coclea indirizzante d’un linguaggio
masticato nell’omaso di virgole a rovescio.
Dimmi dei tuoi padri, delle terre
camminate in obbligo – di quanto umida
fosse la sabbia d’interstizio, quando calpestavi
il bagnasciuga delle ricordanze.
Parli di te bambina, non conosci appieno
l’indirizzo esatto del tuo transito di pelle – il faro
posto al largo, per le navi remate dall’assenza.
Ma sai un odore, e levighi il tuo dire alle parole
che odorano di gelso, filando come un baco
la seta quasi colorata delle appartenenze.
Augusto Pivanti
ERA FARSI
Ai piedi del letto il tempo non passava
Era farsi grande raccontare una storia
E la storia non era più una storia
era farsi padre
Il suo disegno non era farsi grande
non era orizzonte la sua mano
Il dolore era farsi carta
farsi carta i troppi desideri
Il suo mondo era grande ed impreciso
la forma del suo cranio
una farfalla.
Margherita Rimi
NELLA MIA CITTÀ
Il futuro non esiste
il futuro non arriva
nella mia città:
per quanto il mio passo sia lungo
per quanto si abbia il favore del vento
il 2 non va a più di 22 km orari.
Come oltrepassare il passato
come non guardarsi indietro
(a questa velocità)
con il collo sempre a tre quarti:
il tempo si ferma a piazzale Roma
così si vive invischiati
nelle storie dei popoli.
Noi si sta, felici,
in uno specchietto retrovisore.
Anna Toscano
Notizia sul curatore:
Guido Oldani è nato nel 1947 a Melegnano (Milano), dove vive. Ha pubblicato sulle principali riviste letterarie del secondo Novecento: da «Alfabeta» a «Paragone», da «Poesia» a «Il Belpaese». È del 1985 la raccolta Stilnostro (ed. CENS), che reca l’introduzione di Giovanni Raboni. Il secondo libro, Sapone (2001), è stato pubblicato dalla rivista internazionale di poesia e filosofia «Kamen’», in occasione del decimo anniversario di attività editoriale. La sua plaquette La betoniera è del 2005 (LietoColle) tradotta in spagnolo da Martha Canfield con il titolo La hormigonera. Il cielo di lardo (Mursia 2009) è la sua opera più recente. È stato curatore dell’«Annuario di Poesia» (Crocetti Editore) ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti 2001) e Tutto l’amore che c’è (Einaudi 2003). Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in spagnolo, tedesco, inglese e svedese. Dirige la collana di poesia “Argani” della casa editrice Mursia ed è direttore artistico della manifestazione “Traghetti di Poesia” di Cagliari; ha rappresentato l’Italia al Festival Internazionale di Poesia di Medellin in Colombia (2009) e al Festival Internazionale di Poesia di Granada in Nicaragua (2010).
In copertina: disegno di Nevia Gregorovich.


