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AA.VV. - ORCHESTRA-POETI ALL'OPERA N.3

LietoColle - Collana Aretusa


volume disponibile dal 15 ottobre 2010 


Dieci orchestrali, scelti e diretti da Guido Oldani, producono armonie inedite su spartiti personali utilizzando differenti timbri.

Con ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA n.3 prosegue il progetto LietoColle teso a riproporre autori del proprio catalogo per seguirne le evoluzioni nella scrittura.

 

Orchestrali:

Alessio Alessandrini

Martha Canfield

Maddalena Capalbi

Maria Pina Ciancio

Salvatore Contessini

Antonio Fiori

Vincenzo Mascolo

Augusto Pivanti

Margherita Rimi

Anna Toscano

 

 

Sono, ancora questi autori, come faville scoppiettanti da un unico fuo­co o api convergenti in un’unica arnia. Sono tutte immagini amleti­camente precise di un equilibrio poetico che sembra indifferente ma invece è profondamente disposto alla immediata centrifugazione di sé. Ora i poeti, con i loro testi, dispongono di documenti identitari chiara­mente esibibili e agevolmente leggibili.

Se penso alle antologie circolanti, qui siamo in una striscia di Gaza, come di un altrove, in una situazione di pace che non è mai garantita un attimo di più. Una nobile precarietà che è la cifra essenziale e vitale di questa antologia, di autori che sono tra i buoni meridiani e paralleli della nostra poesia insulare.

Guido Oldani

 

 

FOTOGRAFIA


Dirsi “A domani”

è un po’ come dire “Ti amo”

creare un sottile riparo

mentre intorno la pioggia

allarma, ed alluvionano le

tante parole innescate.

Il cuore duplica lo sforzo

votato alla pulsione plurale

e ci apparecchiamo al Noi,

al giorno in cui saremo

mattoni impastati per nominare

la Casa. Tutto nel silenzio

trama alla fiaba

che abbiamo imparato

e ora all’orizzonte è

in rada. Due corpi

siamo, solo uno

esposto nell’abbraccio

certo che vulnerabili

ci inquadra.

 

Alessio Alessandrini

 

 

PAROLA-FOGLIA


                    A Massimo Mori

una parola

una foglia isolata

dorata sotto il sole

una parola isolata

nel tessuto essenziale della frase

non necessaria insolita

al fusto verde fragile attaccata

folgorante nel sole

commovente nel gesto

parola-foglia sola

con le radici in fondo a custodire

quel segreto fondante

che la frase completa potrebbe rivelare

e la pianta compiuta

travisare confondere

foglia orfana

inusitatamente coraggiosa

timida parola ritagliata

decontestualizzata

foglia dimenticata dalla terra

piantina futuribile

sogno senza presente

e senza fondamento

parola / pianta / sogno

         pianto del risveglio

 

Martha Canfield

 

 

CERTE FAVOLE


Caro Pinocchio

viemme a tròva quì,

nela panza der pescecane

sto a ripulì er silenzio birba

che nun se move.

Le bucie tua, quelle ciùche

come le mollichelle de Pollicino,

me ferorno trovà la strada

e nun sarorno l’esca der sangue.

Er mare azzuro sta lì a spettamme.

 

 

birba: birbante

ciuche: piccole

ferorno: faranno

sarorno: saranno

fionno: lanciarsi contro con impeto

 

Maddalena Capalbi

 

 

Si è sempre in attesa

per troppa nostalgia

o niente

Battono senza rumore le tempie

adesso che precipita la notte

e i corpi si allacciano indifesi

nell’arco di mistero che li oscura

Filamenti di nuca, labbra e sonno

si può restare così per sempre

 

Negli occhi una zolla rivoltata

per le rose

 

Maria Pina Ciancio

 

 

PADRE

 

Anche tu Padre nostro fondatore

seduto sugli scranni del silenziamento

hai ricevuto tributo dell’intera schiatta.

Unici, gli occhi tuoi,

son stati il mare Egeo

compreso nei racconti

oltre i silenzi cresciuti con canizie

indefinita nel numero degli anni.

Sonno inoltrato di stanchezza

mostri per l’abitudine agli amati,

l’assenza degli azzurri bulbi

come preludio d’eterna privazione.

 

Salvatore Contessini

 

 

Quando usciremo dall’incenso in fretta

Attilio Bertolucci

 

Non tarderemo a rientrare in chiesa

in quelle case che ne fanno vece

quando la vita di colpo lo pretende

che nome diversamente scegliere

per le stanze delle nostre preghiere

quando la sera ritorniamo stanchi

chiese dalle quali siamo assenti

nelle ore luminose del giorno

che attendono le pazienti rese

-          dopo la fretta l’incenso del ritorno.

 

Antonio Fiori

 

 

ESERCIZI DI BILE (estratto)

 

Oh, Queneau

non basta più esercitarsi nello stile

come tu sapevi fare inanellando

notations, hellenismes, le contre-pettéries

e tutte le altre tue diavolerie

che si aprivano, inattese fioriture,

nelle terre inaridite che solcavo

con strumenti quasi umani zolla a zolla

prima di offrire a Cerere il silenzio

del raccolto germogliato dai miei semi.

 

Vincenzo Mascolo

 

 

ALFABETI


Vive nel gioco liberato alle sintassi l’essere

stratificato dei vocabolari aperti insieme,

la coclea indirizzante d’un linguaggio

masticato nell’omaso di virgole a rovescio.

 

Dimmi dei tuoi padri, delle terre

camminate in obbligo – di quanto umida

fosse la sabbia d’interstizio, quando calpestavi

il bagnasciuga delle ricordanze.

 

Parli di te bambina, non conosci appieno

l’indirizzo esatto del tuo transito di pelle – il faro

posto al largo, per le navi remate dall’assenza.

 

Ma sai un odore, e levighi il tuo dire alle parole

che odorano di gelso, filando come un baco

la seta quasi colorata delle appartenenze.

 

Augusto Pivanti

 

 

ERA FARSI

 

Ai piedi del letto il tempo non passava

Era farsi grande raccontare una storia

E la storia non era più una storia

era farsi padre

 

Il suo disegno non era farsi grande

non era orizzonte la sua mano

 

Il dolore era farsi carta

farsi carta i troppi desideri

Il suo mondo era grande ed impreciso

la forma del suo cranio

una farfalla.

 

Margherita Rimi

 

 

NELLA MIA CITTÀ

 

Il futuro non esiste

il futuro non arriva

nella mia città:

 

per quanto il mio passo sia lungo

per quanto si abbia il favore del vento

il 2 non va a più di 22 km orari.

 

Come oltrepassare il passato

come non guardarsi indietro

(a questa velocità)

con il collo sempre a tre quarti:

 

il tempo si ferma a piazzale Roma

così si vive invischiati

nelle storie dei popoli.

 

Noi si sta, felici,

in uno specchietto retrovisore.

 

Anna Toscano

 

 

Notizia sul curatore:

Guido Oldani è nato nel 1947 a Melegnano (Milano), dove vive. Ha pubblicato sulle principali riviste letterarie del secondo Novecento: da «Alfabeta» a «Paragone», da «Poesia» a «Il Belpaese». È del 1985 la raccolta Stilnostro (ed. CENS), che reca l’introduzione di Giovanni Raboni. Il secondo libro, Sapone (2001), è stato pubblicato dalla rivista internazionale di poesia e filosofia «Kamen’», in occasione del decimo anniversario di attività editoriale. La sua plaquette La betoniera è del 2005 (LietoColle) tradotta in spagnolo da Martha Canfield con il ti­tolo La hormigonera. Il cielo di lardo (Mursia 2009) è la sua opera più recente. È stato curatore dell’«Annuario di Poesia» (Crocetti Editore) ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti 2001) e Tutto l’amore che c’è (Einaudi 2003). Le sue poesie sono sta­te tradotte e pubblicate in spagnolo, tedesco, inglese e svedese. Dirige la collana di poesia “Argani” della casa editrice Mursia ed è direttore artistico della manifestazione “Traghetti di Poesia” di Cagliari; ha rap­presentato l’Italia al Festival Internazionale di Poesia di Medellin in Colombia (2009) e al Festival Internazionale di Poesia di Granada in Nicaragua (2010).

 

 

In copertina: disegno di Nevia Gregorovich.

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