AA.VV. - "Guardando per terra - Voci della poesia contemporanea in dialetto"
LietoColle - Collana Aretusa
pagg 280 con CD AUDIO: € 18,00
a cura di Piero Marelli
Volume disponibile per fine ottobre 2011 - Presentazione ufficiale a Roma - venerdì 9.12.11 ore 15,00 Sala Turchese - Palazzo dei Congressi EUR
Questa antologia non ha la pretesa di essere un quadro generale della poesia in dialetto che si va scrivendo oggi in Italia, ma solo una campionatura di poeti nati attorno agli anni sessanta del secolo scorso, in grado, anche nella sua inevitabile parzialità, di testimoniare il desiderio, in loro, di affidarsi al dialetto per esprimere i propri bisogni di poesia, […] risulta evidente da queste poesie la necessità di uscire da una tradizione italiana (ma sì, diciamolo, anche da quella dialettale), che praticamente da sempre ha convalidato un modo di poesia, e quindi di linguaggio, incredibile e rifiutato, da tanta parte degli italiani,[…] un’elaborazione del fatto poetico senza complessi d’inferiorità, senza residui campanilistici all’interno delle varie lingue delle province, accettando lezioni d’autenticità da qualunque luogo provengano. […] siamo ormai in prossimità di una mutazione culturale con conseguenze al momento difficili da verificare. […] un conto è parlare dei problemi della dialettalità, un altro è cercare di capire cosa vuol dire oggi poesia in dialetto. […]
Non c’è negli autori di questo libro la consolazione del ricordo, la memoria come conforto, ma piuttosto l’intento di “salvare” una lingua che sentono ancora pronta ad accettare certi contenuti decisivi per la loro poetica, senza i quali tanta poesia, oggi in Italia, si presenta “igienicamente” perfetta ma sostanzialmente inutile. […]
È dovere di ogni poeta il tentativo di consegnare la sua opera ad una totalità che comprenda anche quella parte extra-poetica senza la quale, e questa è la proposta più significativa, nessuna poesia può veramente stabilire un contatto con il proprio tempo, ponendosi come possibile “rettifica” a tutta una tradizione lirica.
[…]
Un particolare e sentito ringraziamento va riconosciuto a Maurizio Noris, che mi ha accompagnato attivamente nell’elaborazione e nella cura del presente volume dedicato alla memoria di una voce poetica irripetibile: Assunta Finiguerra, la cui voce – registrata nel CD Audio incluso nel volume – è una preziosa testimonianza inedita donata da Antonio Libutti, Presidente dell’Ass.ne Culturale La Cetra & La Lyra di Rionero in Vulture, e gliene siamo tutti grati.
dalla introduzione di Piero Marelli
GLI AUTORI
Ivan Crico
Anna Maria Farabbi
Renzo Favaron
Fabio Franzin
Francesco Gabellini
Vincenzo Mastropirro
Maurizio Noris
Alfredo Panetta
Edoardo Zuccato
Per ogni autore, oltre alla notizia bio-bibliografica, viene presentata una autodichiarazione sulla scelta di scrivere in dialetto, accompagnata da un commento critico a firma di:
Gian Mario Villalta (per Crico)
Francesco Roat (per Farabbi)
Anna Toscano (per Favaron)
Salvatore Ritrovato (per Franzin)
Gianfranco Laureano (per Gabellini)
Pasquale Vitagliano (per Mastropirro)
Fernando Grignola (per Noris)
Gabriela Fantato (per Panetta)
Massimo Migliorati (per Zuccato)
IVAN CRICO
Nato a Gorizia nel 1968, ha vissuto a Pieris fin dalla nascita. Dopo essersi inizialmente segnalato come poeta in lingua, nel 1989 ha cominciato ad impiegare anche il nativo idioma veneto “bisiàc”.
ISONZO
Lungo greti chiari di niente mi avvio,
luoghi dal deserto splendore, dove il ciottolo
si consuma da sempre abbagliato di silenzi. L’aria
infuocata si addolcisce con l’odore sottile
dei fiori di topinambùr; là in fondo, erosa
dalla luce, gente sconosciuta riposa
in silenzio, senza aspettare. Dal dimenticarmi
il mio ricordo si rianima con i chiarori
che in alto – preannunciando il temporale –
si accendono sulle cime degli alberi, contro l’azzurro puro.
LISONZ
Par giaroni ciari de gnente me ‘nvïo,
loghi de disért spiandor, onde che ‘l còdul
al se frua saldo ‘nzeà de ziti. Al vént
de boi se ‘ndulzisse cu’l udor fiéul
dei pirantoni; là in cau, smagnada
del ciaro, zente foresta la polsa
zidìna, senza spetar. Del desmentegarme
al me recordo de nóu al se ànema
cui lusori che in alt – virtindo del burlaz –
i se ‘npïa ta le ponte, contra al biau nét.
ANNA MARIA FARABBI
Vive a Perugia.
GIALLO
Io sono un’esplosione gialla nel cervello muto
della soletudine. L’ape di luglio
che scotta.
Il miele.
Sono il miele che nevica
dentro la pancia della notte
ungendo di oro
il vento.
GIALLO
Io so nbotto giallo ntol cervello tsitto
dla soletudine. L’epo de lujo
che coce.
Lmiele.
So lmiele che nengue
drent’a la trippa dla notte:
ogne d’oro
lvento.
RENZO FAVARON
È nato a Cavarzere nel 1959, laureato in psicologia presso l’Università di Padova, vive e lavora a San Bonifacio (Vr).
UN PO’ DI ME
A Giovanni. A Elisa.
Perché penso
che se c’è un senso
non è quello che penso.
Perché sento
che se c’è un senso
non è quello che sento.
Se sento e se penso
il senso più chiaro
è quando brucia l’incenso.
‘NA SC-IANTA DE MI
A Giovanni. A Elisa.
Parché penso
che se ghe xe on senso
no’ xe cue’o che penso.
Parché sento
ghe xe ghe xe on senso
no’ xe cue’o che sento.
Se sento e se penso
el senso pì ciaro
xe cô brusa l’incenso.
FABIO FRANZIN
Fabio Franzin è nato nel 1963 a Milano. Vive a Motta di Livenza, in provincia di Treviso.
Scrive nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense.
Un urlo. E poi il nostro
accorrere verso il collega
che stanno già portando via;
una sua mano avvolta
nel grembiule nero del capo.
E quella chiazza di sangue
scura, lì, sulla segatura,
come un continente nuovo
nella carta geografica
del lavoro; così opportunamente
sulla segatura. Le gocce
sparse lungo i reparti sembra
che traccino un sentiero
di dolore. Poi quel brusio
di voci sommesse fra un silenzio
che pesa. Si cercano
due falangi come,
altre volte, si è cercato
il calibro, il pastello di cera o la chiave
da diciotto… Qualcuno guarda
quella lama colpevole… Poi
il capo ci ricorda che non
siamo qui per perdere tempo;
e mesti ritorniamo ai nostri pezzi
da fare, con le dita tremanti.
Un zhigo. E po’l nostro
‘córer verso ‘l conpagno
che i ‘é za drio portàr via;
‘na só man infagotàdha
tel traversón nero del capo.
E chea macia de sangue
scuro là, tea segadhura,
come un continente nòvo
te ‘na carta gìografica
del lavoro; cussì de sèst
tea segadhura. ‘E jozhe
perse drio i reparti par
che ‘e segne un sentiero
de doeór. Po’ chel bissi-
bissi bass fra un siénzhio
che pesa. Se va in zherca
dei dó tòchi de déo come
che, altre volte, se zherca
‘l càibro, ‘l bòro o ‘a ciave
da disdòto… Calcùn varda
chea lama colpévoe… Po’
el capo ne ricorda che no’
sen qua pa’ perderse via;
se torna sòchi drio i tòchi
da far, co’i déi che trema.
FRANCESCO GABELLINI
Francesco Gabellini è nato nel 1962 a Riccione. Vive a Montecolombo, in provincia di Rimini.
L’ALLORO
Come stridono gli anni
che passano a carponi
tra due nebbie
e i tuoi capelli diventati cenere fina.
Come ride la mattina
in un sole che scioglie le memorie.
L’alloro, il suo profumo,
al di là delle camere e della vita.
E’ MLORIE
Cum ch’i strid i an
ch’i pasa d’ingatòun
tra dò nèbie
e i tu cavéll fat cèndra fèina.
Cum ch’la rid la matèina
t’un sol ch’e’ sfà al memorie.
E’ mlòrie, e’ su prufòmm,
a dlà dal camre e dla vita.
VINCENZO MASTROPIRRO
Vincenzo Mastropirro è di Ruvo di Puglia (Ba), nato nel 1960, vive a Bitonto (Ba),
Non sono bravo quanto te.
Mi sorprendo ogni giorno
in un locale sporco e non so pulire
non so usare la scopa e lo spazzolone come fai tu.
Mi sorprendo a lavare i piatti
ma non li so lavare.
Ho le mani monche
non so trattenere i piatti
ma so rompere i tamburi con tanta di quella foga
fino a farti esplodere il cuore
con una musica tonante, una musica che affonda.
Nan’ so brave cume a taiche.
M’acchje ogn’e dèi
ind’ a nu locole zezziuse e nan’ sacce pelzò
nan’ sacce usò la scàupe e u brescekòne cume fè tiue.
Revatte a sgrassò le piatte
ma nan’ le sacce lavò.
Ténghe re mone ciuònghe
nan’ sacce trattenèi le piatte
ma sacce ròmbe le tammurre cu tande de chèra foghe
fin’a fatte zembò u core
cu ‘na museca potìénde,‘na museche c’affùonne.
MAURIZIO NORIS
Maurizio Noris è di Albino (BG) Nato nel 1957. Scrive poesie in dialetto bergamasco, della media Valle Seriana.
CHIARA NOTTE
La luna è una zingara panciona
e la notte risplende, ma così chiara,
che le mie dita
non possono esser
che cristallo.
Mi è d’impaccio il vento.
Sono una spilla
malmessa
sul bavero
blu scuro
del
cielo
.
CIÀRA NÒCC
La lüna l’è öna stròlega bugiuna
e la nòcc la sberlüs, ma issé ciara,
che i mé dicc
no i pöl vès
che cristàl.
A l’me dà ’mpàs ol vènt.
Só öna spila,
malmetida,
sö ’l bàer
blö scür
del
cél
.
ALFREDO PANETTA
Alfredo Panetta è nato nel 1962 a Locri (Reggio Calabria), vive dal 1981 a Milano
INGHIOTTO
Inghiotto il refolo che penetra
dove il freddo apre la pelle
entra, morde nelle vene
succhia il miele della catena
che ci tiene in piedi tutti.
Inghiotto il tempo che ho trascorso
a cercar legna in riva al mare
i sospiri degli anziani
che si aggrappano a una bocca
io raccolgo, lego e… inghiotto.
Inghiotto i giorni unti di sangue
l’anima monca di mio nonno
che ha assaggiato solo briciole
pezzi di quercia tagliuzzati
per scaldare il cielo... inghiotto.
Mentre afferro una pannocchia
l’acqua del burrone abbraccia
la sua prima morte bianca
nel lamento della terra
una talpa intera… inghiotto.
NGHJIUTTU
Nghiuttu u rèfulu c’avanza
quandu u friddu lapri a peji
trasi, muzzica nt’e vini
suca u meli d’a catina
chi ndi teni ajirta tutti.
Nghjiuttu u tempu chi passau
u cogghjiu ligna nta marina
i suspiri di l’anziani
chi s’aggrappanu a na vucca
eu ricogghjiu, ligu e…nghjiuttu.
Nghjiuttu i jorna gurni ‘i sangu
l’arma muzza i mè pappùi
chi provà sulu mujichi
morza i cerza tagghjiiata
pemmu scarfu u cielu… nghjiuttu.
Mentri sthringiu na vijozza
l’acqua du vajuni abbrazza
a so’ prima morti janca
e nta nguscia d’a majisi
n’autru suric’orbu… nghjiuttu.
EDOARDO ZUCCATO
Edoardo Zuccato è nato a Cassano Magnago (VA) nel 1963. Scrive in dialetto altomilanese
BALZARINE
Sono un pugno di cascine
su un fianco della Lombardia
con le case sedute intorno ai cortili
come vecchie intorno a un tavolo,
a raccontare di una volta.
Qualcheduna
più malferma, si appoggia
a un bastone
intanto che pezzo a pezzo
ritorna
alla terra.
BALZARINN
Hinn un pügn da cassinn
in sü ’n fiancu daa Lumbardia
cut i cà setâ gió in gir ai curti
temé di vecc in gir a ’n taul
a cüntà d’una ölta.
’Na quaj vüna
püssê smaralâ, la sa pogia
a ’n baston
’tan che tocch a tocch
turn indrê
in daa tera.
Notizia sul Curatore
Piero Marelli nasce a Limbiate (Milano) il 17 dicembre 1939 e vive a Verano Brianza.
Oltre alle raccolte di poesia in dialetto brianzolo, è traduttore da diverse lingue: il suo lavoro pluriennale sui poeti provenzali ha portato alla pubblicazione di una vasta antologia (2008); ha tradotto Elegie Duinesi di R. M. Rilke e un poemetto dal russo di V. Majakovskij.
CD AUDIO
a cura di Vincenzo Mastropirro
Track Sound
“Improvvisi per 10 voci”
Assunta Finiguerra Improvviso I Elegia*
Ivan Crico Improvviso II Jada**
Anna Maria Farabbi Improvviso III Pacato*
Renzo Favaron Improvviso IV Free***
Fabio Franzin Improvviso V Silvì***
Francesco Gabellini Improvviso VI Ironico*
Vincenzo Mastropirro Improvviso VII Magda***
Maurizio Noris Improvviso VIII Calmo*
Alfredo Panetta Improvviso IX In Jazz*
Edoardo Zuccato Improvviso X Aria*
Musiche di Vincenzo Mastropirro
eccetto Improvviso IV (Trio Giuliani)
depositate by S.I.A.E. Italia
Ripresa del suono, editing e mastering:
Marcello Zinni
Settembre 2011
Interpreti
Duo *
Vincenzo Mastropirro flauti
Camillo Pace contrabbasso
Trio **
Vincenzo Mastropirro flauto/sol
Giambattista Ciliberti clarinetto
Camillo Pace contrabbasso
Trio Giuliani ***
Vincenzo Mastropirro flauti
Giambattista Ciliberti clarinetto/sax
Antonino Maddonni chitarra
Nota al CD di Vincenzo Mastropirro
“Guardando per terra”… ascolto le splendide voci contenute in questo libro e fondo suoni di lingue ancestrali con quelli della mia musica.
“Improvvisi per 10 voci” è un “gioco” di composizioni che ancora una volta mi vede coinvolto nella scrittura e nell’interpretazione musicale legata alla poesia. Un "gioco", che non ha altra origine se non nell'anima e nelle viscere, di me, POEMUSICO per devozione!
Questa volta vorrei farvi ascoltare, oltre alla voce dei miei flauti quella del contrabbasso,addomesticato a misura dal mio amico e compagno d’avventura Camillo Pace e da Giambattista Ciliberti e Antonino Maddonni con me componenti dello storico TRIO GIULIANI nonché amici fraterni. Un ringraziamento a Marcello Zinni per aver confezionato bene il tutto.
Ho cercato di interpretare al meglio, come solo chi sa giocare riesce a fare, questo splendido progetto editoriale dedicato all’indimeticabile Assunta Finiguerra, su invito degli autori e di Michelangelo Camelliti, anima di LietoColle.
Ora non posso far altro che augurarvi buon ascolto nella mia lingua:
“ U dielìètte è cume ‘nu spartèite de museche, l’une e u alte nan’ se lìèscene… se sùonene”.
“Il dialetto è come uno spartito di musica, entrambi non si leggono… si suonano”.
Copertina: Fotografia di Lorenzo Lodi
Elaborazione Grafica Ivano Castelli


