A. Petta su Di Poce

 

Provocando stupore e sorrisi

(a proposito delle Nuvole d'inchiostro di Donato Di Poce)

Adriano Petta

 

Io non ho certezze - e non ne sono - nemmeno sicuro.

Iniziano e terminano così questi "esercizi di leggerezza" di Donato Di Poce, che tutto possono essere... tranne che leggeri.

Sono graffi lievi, sembra l'affettuoso artigliare di un micio...

Accade che spesso, volando tra queste "nuvole d'inchiostro", ci s'infili in una nuvoletta dalla coda... e allora si scopre che "un cretino tronfio e pettoruto che presume d'essere un pensatore... altri non è se non "una parvenza di intellettuale senz'anima"!

Queste nuvolette sono gonfie di rabbia e d'amore verso la creatura occidentale del Primo Mondo... creatura molto poco umana e satolla, la cui pinguedine ne ha ricoperto il cuore: la penna di Donato penetra nelle nuvolette, spruzza inchiostro ironico... e ne viene fuori un riferimento sistematico alla follia dei nuovi simboli della società occidentale ( Non riesco a capire perché - devono interrompere la pubblicità - con tutti quegli spot cinematografici ) o delle paure che ci portano sull'orlo della depressione

( Da quando sono diventato invisibile - mi sento molto trascurato ) o del disvelamento psicologico delle nevrosi che ci assalgono quotidianamente ( La parola non è altro - che un silenzio - in preda a una crisi di nervi ).

E con i "lampi di verità" assistiamo a respiri sempre più ampi... e gli aforismi di Donato si materializzano assumendo forma di pensieri scritti con un inchiostro rosso: il suo sangue, le sue esperienze di vita osservate con la lente della poesia e dell'intelligenza... e dell'ironia... ed ecco scaturire dalla sua sorgente inesauribile Vivere nel peccato - ci preserva dalla tentazione... Ecco la graffiante zampata del poeta che irride all'apocalittica falsità del cattolicesimo... il peccato... l'invenzione dei preti per tener lontano gli uomini dall'evento più bello della vita: l'amore, la sensualità, il rifugio, il sole che ci riscalda prima della notte eterna! Ed è questa la chiave di lettura: vivere fra le braccia di un'altra creatura, ci preserva dalla tentazione di cadere nella disperazione, perché dovremo abbandonare la valle del sole... l'assordante brulichio di questa piccola unica irripetibile vita.

Fanno parte di questa nuova raccolta, aforismi che sono limpide fiamme che illuminano la purezza dei poeti ( Il vero poeta - è quello che sa ascoltare - la solitudine degli altri ) e della loro condizione in quest'epoca in cui un italiano su quattro, con arrogante disinvoltura, scrive poesie ( I cassetti dei poeti - sono gli unici editori - con sensi di colpa ). Ma dinanzi al vuoto echeggiante delle chiacchiere dei cosiddetti intellettuali e filosofi, Donato monta in groppa ai suoi cavalli alati... e con un aforisma al giorno - leva i filosofi di torno perché i filosofi mediocri - gli confondono le idee.

È lui stesso, Donato, che ci offre la definizione più bella di queste nuvole: Gli aforismi sono arcobaleni di luce - che illuminano il cielo - con un sorriso. Da questo lampo intriso di nostalgia per un paradiso perduto, traspare la coscienza che siamo minuscole creature che amano la vita disperatamente, pur sapendo che i cieli alti ci sono permessi solo in questi voli della mente, mentre siamo coscienti di dover morire. Ecco la singolarità di queste "nuvole d'inchiostro" che si trasformano in schegge colpendoci nella mente, frugando nella nostra intelligenza, facendo sgorgare pensieri e provocando stupore e sorrisi.

Rabbia e disincanto percorrono questa raccolta in cui spira, in ogni pagina, un'aria pulita: è questa brezza sana e purificatrice, che offre al lettore una base di valori su cui affondare le proprie radici... e, aforisma dopo aforisma, il lettore si riconosce in questi valori. E noi che leggiamo, sentiamo che quei graffi hanno solo l'intenzione di avvertirci del cataclisma incombente, vogliono stanare il conformismo e la stupidità di quest'epoca che ci opprime con le previsioni meteo-astrali, risvegliare in noi l'intelligenza e la fantasia, spazzando via dai nostri cuori i frammenti di stupide ossessioni pencolanti nel nulla... quella corsa sfrenata a sempre più megapixel... per fotografare i miasmi di una Terra ormai diventata una maleodorante discarica di rifiuti.

L'acuta esplorazione nelle zone arcane della nostra esistenza, della nostra personalità forgiata in questo Primo Mondo ipocrita e satollo, indifferente al dolore e all'ingiustizia dilagante... ebbene, questo dipingere lampi di verità con nuvole d'inchiostro, sconvolge la mente istupidita di noi occidentali ormai in declino... mentre prova a regalarci gli irriducibili residui di mistero e d'incanto che si annidano - ancora palpitanti - nei regni oscuri dei nostri cuori.


Adriano Petta

Roma, 18 maggio 2009        

 

 

 

 

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