Si parla di questo libro:
A. Petrelli su Curci
22 giugno 2008
E’ da pochi mesi presente in libreria l’ultima raccolta poetica di Vittorino Curci, “La stanchezza della specie” (collana Aretusa, Lieto Colle editore, 105 p, 13 euro). Curci poeta e musicista jazz originario di Noci(Ba), dove vive (classe ’52), collabora inoltre con la rivista letteraria Nuovi Argomenti (Mondadori), con la Repubblica (di Bari) e con il Corriere del Mezzogiorno. Vincitore nel ’97 del premio Bodini e nel ’99 del premio Montale per la sezione “inediti”, in quest’ultimo lavoro edito Lieto Colle propone testi scritti tra il 2002 e il 2005, con poemetti quali Astemie, Fedora, Tutti fermi e Dopo gli assalti. La poesia di Vittorino Curci oramai evidentemente matura, dimostra in questa raccolta la sua certa “statura” nel panorama della poesia italiana contemporanea. Partendo dalla tradizione facilmente ripresa da molti recensori come fonte di conoscenza esatta, possiamo considerare, azzardando paragoni, Curci alla stregua di Bodini e Scotellaro, al cospetto dei quali il poeta nocese sembra trovarsi a suo agio, tanto da apparire in alcune sue raffinate ed alte uscite poetiche, (si noti la parte iniziale di “Astemie” in Resistenza alla luce, e quella finale di “Tutti fermi” in Dopo lunghi appostamenti) anche ben oltre ogni aspettativa di paragone. La dimensione lirica di questa poesia, dotata di misura, e di intelligenza nel respiro, alterna con grossa facilità ne “La stanchezza della specie” un tono che oscilla, tra “l’epico”(in senso lato), dove l’epico è dell’oscuro, nel rapporto tra le cose, l’epico dell’io che si pone all’interno della “definizione poetica di mondo”, e una tensione lirica “fredda” molto vicina alla cifra stilistica della poesia civile, dove la retorica del visione viene meno per lasciare posto ad una contemplazione lucida del quotidiano. Tra slanci di vitalismo e malinconie sempre ben controllate, Curci propone la prosa poetica di un vissuto che viene percorso con una particolare attenzione verso la realizzazione del connubio (per quanto ovvio da ricordare) tra il motivo fattuale e il motivo psicologico. Ovviamente la realtà nel suo divenire in poesia, come oggetto estetico, è un’unità originariamente affermata, che se in grado di emozionare, e comunicare, deve essere anche oggetto costituito ed appreso da una coscienza immaginativa che lo pone come irreale, oneiroide, distante, spesso solo difficile da comprendere: in questo senso si colloca la constatazione che in questa poesia le significazioni siano spesso oscure, meglio dire “non sempre usuali” dove la significazione non appare diretta e omologante; ma questo non ha nulla a che vedere con l’accostamento, proposto in sede di commento da altri recensori, di Curci con Montale. La maturità di questa poesia è nell’origine stessa del percorso poetico dell’autore, nel suo background, teso tra un possibile impegno e la densità di una tradizione della lirica italiana (e pugliese) mai del tutto realizzata nella singolarità di una voce poetica, che per quanto matura e di qualità accertata, questa, avrà ancora modo di riflettere sulle proprie ragioni di emissione e di identità. La raccolta “La stanchezza della specie” è a mio modesto avviso una delle migliori pubblicazioni di poesia degli ultimi anni; è così facile comprenderne la rilevanza nel panorama della letteratura pugliese. Questo è uno dei testi più interessanti presenti nella raccolta: “Resistenza alla luce” pag.17 - Entrare come fantasmi in un letto, sfiorare l’idea di una schiarita, l’odore selvatico della grande ostile, la luna seminata nel bosco, la concisione di un botto che chiude la scena… / Per non rendere questa storia ancor più tragica avevo pensato a un titolo che non toccasse il fondo. Ma ci vuole altro per stanare il testo. Per esempio: la tua camicetta rossa.
Angelo Petrelli – 18 novembre 2005
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