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A. Pellegatta su "La trama dei metalli"
21 giugno 2008
La quinta ristampa è sempre una conferma, ma se è anche l'esordio di un giovane
poeta allora è una certezza. Silvia Caratti, raffinata conoscitrice della
musica, ha confezionato La trama dei metalli per Lietocolle. «La forza
viva e spoglia, la non comune fermezza di pronuncia» - scrive Cucchi nella
prefazione - è un'evidenza fin dai primi versi, così quieti e scarni. La realtà
irrompe con violenza nel quadro della mente, poi si raffredda «come in
estinzione di pensiero». Il lettore è ammesso a sbirciare attraverso la trama
minerale che custodisce un senso più profondo, organico e viscoso. L'economia
della parola, del verso controllato e elegante, incontra una forza magmatica:
«Potessi stare in una circonvoluzione... andare a stanarti./E sventrarti.//hai
paura, amore, delle dure parole?». Giunti al «nucleo imparziale», umido e
bestiale, troviamo la «caduta del sangue nei vasi,/la microscopica conta dei
valori,/l'infinitesima crescita dei peli... se siamo/nelle viscere e da quelle
ci esponiamo.//Più di ogni altra cosa/parlano i nostri fluidi,/gli occhi sparsi
sulla guancia». È il racconto di una vita «massacrata», con «le sue porte
sfondate,/e il suo nome sfracellato dietro ai denti», una storia che passa per
tutti i gradi della disperazione.
da "La Provincia"
Alberto Pellegatta,
maggio 2005


