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A. Pellegatta su Caschetta
12 luglio 2008
Una poesia compatta e nitida, quella dell’esordiente Lorenzo Caschetta, vincitore del Premio Bellezza per l’inedito. Carta annonaria, che
esce per la collana Opera Prima della Lietocolle, è un libro
sorprendente e già maturo. «Ricerca della terra», «senso del vuoto»,
«densa opacità naturale»: parole della prefazione di Maurizio Cucchi
sulle quali il lettore non potrà che convenire. Il linguaggio
controllato e musicale, carico ma raffreddato al «buio» dei paesaggi
notturni, come una «tosse dolce», precipita il lettore in un mondo di
personaggi e depistaggi, di «tranelli»: «Venti grammi d’incanto:/tanto
mancano le rondini». Al vuoto Caschetta oppone «un atlante» vitale, una
geografia di «carciofi», di rondini «alte sopra il mare/senza litio»,
di «dadi per il brodo». Una resistenza al dolore che non è mai
consolazione e che si increspa in immagini di grande efficacia («Il
buio è questo lupo», «l’ora del cane», la «piccola taglia educata»).
Come un regista esperto, il poeta usa con cura il montaggio: «Di colpo
mi manca uno scheletro esterno/sei zampe per sottrarmi». Libro
dell’amore imperfetto («l’amore che mi passi»), «risentito» ma potente,
di orizzonti sovrapposti: città di gru meccaniche e regni del lupo.
Libro dell’identità dissolta. La poesia è un radar e la sua strategia è
il «monitoraggio», in una poetica aperta, oltre la tana rassicurante:
«Muro su cui scrivano in bianco/”Pericolante” e che non sia più casa».
E finalmente la luna è profanata, è diventata «lana di coniglio».
Poesia precisa e civile: «Uso parole povere… non fossero caduti i
grandi sostantivi/non rincarasse la verdura/e in proporzione gli abiti
da sposa». Il pensiero corre veloce in queste pagine, si chiude in
pochi versi: «Vorrei governare meglio il momento/pensarlo in termini di
testa o croce/questo cielo raffermo». Caschetta, oltre a possedere un
evidente senso del ritmo, ha un’intelligenza viva che mette in
relazione il mondo coi meccanismi misteriosi della mente, scoprendo
rapporti inediti. Certo non è più una promessa, avendo realizzato un
libro importante, commovente e energico.
Alberto Pellegatta
dalla «Gazzetta di Parma» del 23 Novembre 2005


